Verso un riarmo nucleare?Tempo di lettura stimato: 2 min.

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Esplosione nucleare parte dell'operazione Crossroads, 25 luglio 1946.

L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha sempre cercato, durante il suo mandato, di lottare per un mondo privo di potenziale nucleare. A dire il vero, questo processo di “smantellamento” dell’arsenale nucleare mondiale era già iniziato nel 1970, con il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP). Tuttavia, oggi il trend sembra essersi invertito. Infatti, l’amministrazione Trump si è posta in completa antitesi con la linea tracciata da Obama: segnale di questa ormai evidente tattica è stato il ritiro dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan Of Action), ovvero l’accordo volto a raffreddare il programma nucleare iraniano, come anche l’annuncio da parte del presidente americano dell’imminente retromarcia di Washington dall’INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), che aveva eliminato un intero settore di missili russi ed americani.

Come detto, il primo passo verso il disarmo nucleare era stato la firma da parte di numerosi stati del TNP. Questo trattato è riuscito a limitare il numero di paesi in possesso di arsenale nucleare proprio, ma non ad applicare l’Articolo VI, che prevede il disarmo nucleare. Inoltre, esso proibisce a tutti gli stati di dotarsi di arsenale nucleare, con l’eccezione di cinque stati, ovvero Russia, Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Inoltre, proprio quattro stati tra i pochi che non hanno aderito al Trattato, ovvero India, Corea del Nord, Pakistan ed Israele, si sono subito adoperati per dotarsi di un armamento nucleare. Oggi, sembra confortante vedere la nuova proposta di Trattato passata in ambito ONU nel 2017. Tuttavia, oltre a non essere ancora entrata in vigore, ad essa non hanno aderito quei paesi a cui era principalmente rivolta la nuova misura, che prevede la proibizione dell’arma nucleare senza nessuna eccezione.

Test nucleare nell’atollo di Bikini, municipalità delle isole Marshall.

Nonostante questi sforzi vadano nella direzione di un disarmo nucleare, altre decisioni di alcuni stati decisivi nella scacchiera dell’ordine globale puntano nell’opposta direzione. Infatti, il prossimo ritiro USA dall’INF mina la forza del trattato che più di tutti aveva garantito la sicurezza europea ed internazionale. Inoltre, non è neanche mai entrato in vigore il CTBT (Comprehensive Test Ban Treaty), che proibisce gli esperimenti nucleari, ma che tuttavia non è stato firmato da paesi fondamentali come Cina e Stati Uniti.

In conclusione, sebbene, almeno nei numeri, è chiaro come ci siano state ingenti riduzioni dell’arsenale nucleare mondiale, oggi si assiste all’introduzioni di missili e armamenti sempre più sofisticati. Essi, da una parte, diminuiscono considerevolmente la possibilità di danno “collaterale”, ma aumentano anche la probabilità di un loro utilizzo. A questo si aggiunge anche il fatto che l’obiettivo lanciato da Obama, ovvero quello di un mondo caratterizzato dall’assenza di armi nucleari, sia sempre meno al centro delle pagine dei giornali e del dibattito internazionale. Anche questo è forse un segno della direzione in cui il mondo si sta dirigendo.

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