USA, tiranni con il petrolio altruiTempo di lettura stimato: 2 min.

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Se qualcuno stesse dubitando del peso che gli Stati Uniti hanno nei rapporti internazionali fra stati, in un momento storico in cui gli USA sono “solo” una delle potenze più rilevanti, l’autorità e l’impatto che il suo decisionismo riesce ancora ad esercitare ci danno una risposta.
In questi giorni, infatti, la notizia del mancato rinnovamento da parte americana delle esenzioni per l’importazione di petrolio da Teheran, prima estese a 7 paesi, ha fatto salire vertiginosamente i dollari al barile.

Alla scadenza prevista per il 2 maggio 2019, la deroga per Italia, Cina, India, Turchia, Giappone, Corea del Sud e Taiwan non sarà più in vigore. Questo perché l’amministrazione Trump mira ad azzerare le esportazioni di petrolio dall’Iran, essendo l’oro nero la principale fonte di entrate di quest’ultimo. Qualora gli stati sopra elencati continuassero ad importare petrolio da Teheran, le ritorsioni sotto forma di pesanti dazi sulle importazioni dai paesi refrattari sarebbero immediate.
L’Italia, uno dei maggiori importatori di petrolio dall’Iran, non ha tardato ad obbedire al diktat statunitense: ieri una “very good call (ottima telefonata, ndr)” fra il tycoon americano e il premier italiano Giuseppe Conte ha stabilito che il ruolo di fornitore di petrolio dello stivale verrà ricoperto da qualcun altro.
Tuttavia, il malcontento per il ricatto partorito dagli US non si fa attendere, in particolare da parte di Cina e Turchia. La prima, con le parole del portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, si oppone “alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio” di Washington.

Ma a cosa è dovuto tutto questo accanimento verso l’Iran? Fra quelle che potrebbero essere le principali cause, si ipotizza che la più importante sia il fatto che gli Stati Uniti vogliono spingere l’Iran ad abbandonare il Patto comprensivo di azione congiunta (JCPOA), siglato nel 2015 e con il quale si stabiliva un alleggerimento delle sanzioni contro l’Iran in cambio di un rigido controllo della sua proliferazione nucleare. Tuttavia, l’Iran ha continuato a produrre armi nucleari alle spalle degli Stati Uniti, causando l’uscita degli USA dall’accordo lo scorso Maggio e un’intensificazione delle tensioni preesistenti.

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