USA in Medio Oriente: la strategia di Mike PompeoTempo di lettura stimato: 2 min.

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Intervento del Segretario di Stato Mike Pompeo al Values Voter Summit in Washington, DC. [credit foto: Gage Skidmore -https://www.flickr.com/photos/gageskidmore/6236849112]

Il 26 aprile 2018, Mike Pompeo è diventato Segretario di Stato degli Stati Uniti. L’ex direttore della CIA aveva portato con sé grandi speranze da parte dei conservatori americani, queste in particolare legate alle sue riconosciute capacità relazionali e di “tough negotiation” (dura negoziazione).

Recentemente (8-15 gennaio), egli ha attraversato tutto il Medio Oriente, incontrando capi di stato e di governo di Iraq, Egitto, Giordania, Arabia Saudita e tanti altri paesi del territorio. Il viaggio era particolarmente atteso da molti, poiché egli avrebbe dovuto mostrare la direzione dell’amministrazione americana su questioni alquanto rilevanti nello scenario internazionale: dai rapporti con l’Iran, alla situazione siriana, passando per la lotta all’Isis e per i negoziati di pace tra Israele e Palestina. Questa azione diplomatica era volta in primis a riaffermare le priorità di Washington nella regione, oltre a riaffermare la volontà di normalizzare e stabilizzare le varie situazioni nazionali.

Il Segretario di Stato Mike Pompeo incontra il Ministro degli Esteri Saudita Adel al-Jubeir, 28 aprile 2018.

Mike Pompeo ha sin da subito riaffermato con estrema convinzione la netta separazione tra l’amministrazione Trump e la precedente esperienza con Barack Obama. L’enfasi è stata infatti messa sulla necessità di esportare sicurezza e stabilità nella regione, sottostimando l’importanza del rispetto dei valori umani e la promozione della democrazia. Ancora una volta, nonostante le discordanze viste nei primi due anni, la linea tracciata da Trump si pone principalmente come opposta a quella del suo predecessore, con l’intenzione di affermare la rinvigorita forza della sua nazione nello scenario internazionale.

Questo atteggiamento pone fine all’opera che Obama aveva iniziato nel suo famoso discorso all’Università del Cairo nel giugno del 2009. Infatti, l’ex presidente americano aveva tentato di instaurare una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e paesi medio-orientali, ponendo fine ad un decennio dell’amministrazione Bush travagliato da attentati (11 settembre) e guerre (invasione in Afghanistan e in Iraq). Ora invece, l’azione americana è piuttosto volta a rafforzare alcuni degli assetti diplomatici storici su cui il paese americano ha spesso potuto contare, come quelli con Israele, Egitto o Arabia Saudita.

Tuttavia, nonostante la grande visibilità che i media hanno riservato al viaggio di Mike Pompeo, numerosi interrogativi rimangono sull’effettiva strategia del governo americano in Medio Oriente. Infatti, sebbene egli abbia enfatizzato come questioni centrali i rapporti con l’Iran e la lotta al terrorismo, non ha effettivamente spiegato nessuna strategia politica, diplomatica o militare volta a trovare una soluzione a questi problemi. Resta da vedere ora come si muoverà l’amministrazione americana nel territorio medio-orientale nei prossimi mesi per capire quali siano i reali obiettivi del presidente Trump e come egli intenda ottenerli.

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