Tunisia: proteste e crisi economicaTempo di lettura stimato: 2 min.

0
289
Manifestazioni in Tunisia per festeggiare la caduta del regime Ben Ali (Fethi Belaid / AFP/Getty Images)

 

Venerdì 29 novembre 2019 un 25enne si è dato fuoco a Jelma, Tunisia. Il gesto è un estremo atto di denuncia verso le difficili condizioni socio-economiche in cui versa il paese. Abdelwahed Hablani viveva di lavori occasionali nel governatorato centrale di Sidi Bouzid, una delle zone più povere e rurali del paese. Dopo il funerale sono scaturite una serie di proteste verso il governo, culminate in scontri con la polizia.

Primavera araba o 2019?

E’ evidente il richiamo all’auto immolazione di Mohamed Bouazizi, scintilla che nel lontano 2011 portò alla caduta del regime dittatoriale di Ben Ali in Tunisia ed a una serie di proteste nei paesi confinanti. Ma, mentre la situazione in Yemen, Siria e Libia è culminata in una guerra civile e in Egitto in una dittatura militare, la Tunisia ha invece intrapreso una strada differente. Con la Costituzione del 2014, definita progressista dagli standard occidentali, e con la  successiva trasformazione istituzionale, la Tunisia adesso è una democrazia in fase transitoria.

Le presidenziali del 2019

Le ultime elezioni presidenziali hanno dimostrato il fallimento dei governi democratici nel portare progressi verso “lavoro, libertà e dignità nazionale”, ciò che i Tunisini chiedevano in strada 9 anni fa.  Il secondo round delle elezioni, 13 ottobre 2019, ha infatti visto sfidarsi Nabil Karoui, magnate dei media, e Kais Saied, professore di diritto costituzionale. I due candidati sono esterni alla classe politica post rivoluzionaria, giudicata dagli elettori incapace nel fornire soluzioni concrete ai problemi economici. Il forte astensionismo (affluenza poco superiore al 50%) è indice di una grande sfiducia verso il cambiamento politico in atto.

La situazione economica

Alla base del malcontento vi è la crisi economica in cui il paese versa da prima del 2011, acuita nel corso degli anni dalla mancanza di riforme efficaci.  Il tasso  di disoccupazione è del 15 % (con punte fino al 30% in alcune regioni periferiche), il debito pubblico ha superato il 75% del PIL e la sicurezza interna è fragile. Le fortissime disparità geografiche hanno contribuito alla nascita di “due Tunisie” : la zona costiera che guarda alla modernità e l’interno sempre più rurale. Il nuovo presidente Kais Saied, di idee conservatrici, ha promesso una riforma federale in favore di una democrazia più diretta, in un’ottica generale di decentralizzazione.

Le richieste di un miglioramento socio-economico non hanno trovato risposte concrete negli anni successivi alla Primavera Araba. Dopo il 2011, Abdelwahed Hablani non è l’unico ad essersi dato fuoco come gesto di denuncia. Nel 2018 un giornalista si è ucciso nello stesso modo, protestando contro la disoccupazione.

Il processo di transizione democratica dovrebbe essere accompagnato da un effettivo rinnovamento dell’assetto economico, e non solo di quello istituzionale. Kais Saied si confronterà nei prossimi mesi con un Parlamento frammentato e privo di una chiara maggioranza. Una collaborazione proficua sarà essenziale per risollevare la situazione economica e la fiducia degli elettori nei confronti della democrazia.

 

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.