Trudeau sotto i riflettoriTempo di lettura stimato: 1 min.

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Nella giornata di ieri, Jane Philpott, ministro canadese dell’Economia, ha rassegnato le sue dimissioni a seguito dello scandalo che ha gravemente colpito Justin Trudeau. Anche gli election polls stanno accusando il colpo, siccome ben il 25% dei canadesi ha dichiarato di voler cambiare il modo in cui hanno votato in passato nelle elezioni federali del prossimo Ottobre.

Il primo ministro canadese, insieme ad altri funzionari del governo, è stato infatti accusato di aver esercitato pressioni sul procuratore generale Jody Wilson-Raybould per evitare che il gigante canadese SNC Lavalin fosse processato per corruzione. Quest’atto è stato però condannato non solo dalla ministra della giustizia stessa, ma anche dall’opinione pubblica: quando la politica si accavalla all’ordinaria amministrazione della giustizia, è quest’ultima a pagarne le conseguenze, a scapito dell’applicazione della legge.

Oltre a minare la credibilità del first man, lo scandalo sta anche fornendo materiale all’opposizione. Il leader conservatore Andrew Scheer ha infatti invitato Trudeau più volte a dimettersi, mentre esperti politologi definiscono episodi come quelli degli ultimi giorni un caso del tutto singolare per la realtà politica canadese.

Dal canto suo, il primo ministro ha dichiarato di essere deluso dalle dimissioni della Philpott (e, prima, della Wilson-Raybould), ma ha anche sottolineato che le istituzioni democratiche sono fondate sulla tutela delle diversità e che le divergenze di opinione sono all’ordine del giorno. 

È anche vero, però, che nel momento in cui le divergenze all’interno di un governo diventano inconciliabili, si possono creare dinamiche deleterie per l’amministrazione dell’istituzione democratica in questione.

 

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