Treviso, le ragazzine sul pullman al bambino di colore: “I negri qui non si siedono”Tempo di lettura stimato: 2 min.

0
213

Ci sono eventi che sono la cartina di tornasole di un’atmosfera che si respira. Non negli ultimi mesi, non da un anno, ma da decenni. E quando due ragazzine di terza media danno del negro a un bambino di undici anni, i contorni di quell’atmosfera si delineano e prendono la forma di un razzismo, diffuso e penetrante, che si mangia anche i più piccoli.

È accaduto mercoledì mattina, in un piccolo paese della provincia trevigiana: quando il ragazzino, padre senegalese e mamma orgogliosamente veneta, ha provato a sedersi in uno dei due ultimi posti liberi in fondo all’autobus, una sua compagna di scuola glielo ha vietato a causa del colore della sua pelle. Poi quella frase terribile, di cui probabilmente la ragazza non ha nemmeno capito fino in fondo il significato. Poche fermate dopo è salita un’altra ragazzina, che ha iniziato a schiaffeggiare e spingere l’undicenne, fino a farlo inginocchiare sul pavimento del pullman, vicino alla porta. Il bimbo, arrivato in classe con gli occhi gonfi per le lacrime, ha raccontato tutto agli insegnanti, che si sono subito allarmati. E qui inizia un’altra storia, che lascia intravedere ben più di una speranza per come la comunità ha reagito: la classe si è stretta intorno al compagno, il preside e gli insegnanti hanno iniziato a trattare in classe il tema della discriminazione razziale, l’assessore ha telefonato il pomeriggio alla mamma del bambino, il sindaco ha messo il tema all’ordine del giorno del consiglio comunale della sera stessa e il comandante dei vigili il giorno dopo è salito sul pullman, rimanendoci per tutto il tragitto. Le ragazze con ogni probabilità si scuseranno, forse perché obbligate, forse perché pentite, e la mamma del bimbo ha già fatto sapere che non ci sarà alcuna denuncia: le bastato vedere la pronta reazione della comunità.

P.s.: chi scrive non vuole lanciare un ulteriore allarme sulla questione, rendendosi ben conto di come la parola “razzismo” sia finita nell’ultimo periodo in una guerra tra chi la usa in qualsiasi contesto anche a sproposito e tra chi invece nega l’esistenza del fenomeno, ragionando con i paraocchi. No, chi ha scritto lo ha fatto perché si è immedesimato in questa situazione surreale, in cui delle ragazzine, che quasi sicuramente nemmeno conoscono il significato storico della parola “negro”, si permettono di apostrofare così un loro compagno. Il perché di questo gesto, in un’età del genere, è ovvio: lo hanno sentito dire dai più grandi. È proprio questo il problema (che in fondo è anche la base del razzismo): le generazioni non migliorano, ma prendono i difetti e l’ignoranza di chi le ha precedute.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.