Trema il governo del Gabon: tentato il colpo di statoTempo di lettura stimato: 1 min.

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Ali Bongo Ondimba, presidente del Gabon

Alle 04:30 di questa mattina cinque soldati hanno preso il controllo della sede della radio nazionale per annunciare un “National Restoration Council”, ovvero il tentativo conquistare il governo del paese per restaurare la democrazia. Essi, durante il breve discorso radiofonico, hanno invitato i loro compagni a prendere il controllo dei trasporti pubblici e degli aeroporti, giustificando il loro piano come un’azione “nell’interesse della nazione”.

La situazione ora si è calmata, e quattro soldati sono già stati arrestati, mentre l’ultimo è ancora inseguito dalla polizia nazionale. Carri armati e veicoli dell’esercito sono stati mobilitati nella capitale Libreville per monitorare la sicurezza nelle strade.

Questo tentato colpo di stato è avvenuto inaspettatamente. Infatti, il Gabon si è contraddistinto come stato abbastanza stabile da un punto di vista politico, rispetto al resto dei paesi dell’Africa occidentale. Dal 1960, si sono succeduti solo tre presidenti. Omar Bongo in particolare, padre dell’attuale presidente Ali Bongo, ha dominato la scena politica gabonese per quattro decenni, mettendo a tacere il dissenso nei confronti del governo.

A lui è poi seguito nel 2009 il figlio Ali Bongo. Egli ha poi vinto con uno stretto margine le elezioni nazionali nel 2016, che sono state contraddistinte da violenza e dall’accusa di brogli elettorali. Inoltre, il mandato di Ali è stato sempre accompagnato da un’investigazione francese che sta indagando sulle accuse di corruzione mosse contro la famiglia Bongo.

Il tentato colpo di stato svoltosi stamattina è l’ennesimo esempio di un continente, quello africano, che continua a non trovare pace e stabilità politica in molti suoi stati. Ovviamente, questa incertezza sul piano politico aumenta le incredibili sfide per lo sviluppo che l’economia africana già presenta. Ci si chiede quindi quale possa essere, in quest’ambito, il ruolo della comunità e delle istituzioni internazionali, e se l’intervento di altri stati nei paesi in crisi economica, politica e sociale debba essere auspicato o meno.

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