Tensioni fra India e PakistanTempo di lettura stimato: 1 min.

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Oggi, prima dell’alba, dei cacciabombardieri indiani hanno sconfinato in Pakistan e sganciato bombe con l’intento di uccidere dei terroristi del gruppo Jaish-e-Mohammed, l’Esercito di Maometto. Ma come sono andate veramente le cose?

Stando a quanto ha annunciato il ministero degli Esteri indiano, sono stati uccisi “300 terroristi”. Se si ascolta invece il governo pakistano, è stato confermato che dei velivoli indiani hanno varcato il confine, ma che grazie all’intervento degli aerei intercettori pachistani, le bombe sono state sganciate frettolosamente, senza precisione e in un punto disabitato, senza creare alcuna vittima.

Ma per quale motivo l’India ha voluto fare questo “attacco”? È una risposta a un attentato avvenuto nel Kashmir indiano lo scorso 14 febbraio, dove 42 paramilitari indiani hanno perso la vita. Si dice che l’Esercito di Maometto, che ha rivendicato l’attentato, si basi in Pakistan e il governo indiano ha più volte chiesto al Pakistan di avviare azioni di repressione contro il gruppo jihadista. Tuttavia Islamabad (la capitale del Pakistan) ha sempre negato di ospitare campi di addestramento, e ha aperto così le porte a un attacco indiano per “evitare nuovi attentati” visto che il campo poteva “addestrare centinaia di nuovi jihadisti”, come ha detto il ministro degli esteri indiano Vijay Gokhale.

Per quanto ci vorrà ancora qualche giorno o settimana per sapere con certezza cos’è accaduto, dobbiamo seguire con attenzione l’evoluzione dei rapporti fra l’India e il Pakistan. Infatti era dal 1971 che non si vedeva un attacco del genere (quando i due paesi si sono combattuti in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan), ma da allora sia l’India che il Pakistan sono diventate due potenze nucleari, estremamente più potenti e pericolose di quasi 50 anni fa.

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