Storia di Derya, sopravvissuta alla folle vita dei foreign fightersTempo di lettura stimato: 2 min.

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Un paio di giorni fa è comparsa sulla Bild un’intervista a Derya O., ventiseienne tedesca di origini turche, che nel 2014 lasciò la Germania per trasferirsi sotto l’egida del Califfato.

Derya cresce in un paesino della Ruhr, da genitori immigrati. L’infanzia non è facile e i voti a scuola non sono buoni, così, dopo aver lasciato la scuola, la ragazza si ritrova nel giro della gang di motociclisti Hell’s Angels. E questi non ci pensano due volte a metterla sulla strada e a farla prostituire. Quegli anni, racconta lei stessa, sono durissimi, e lei è costretta a subire le imposizioni e le violenze dei suoi protettori. Forse per questo, quando conosce su Facebook Mario Sciannimanica, pugile italo-tedesco divenuto foreign fighter, si fa strada nella sua mente l’idea che quella possa essere una via d’uscita.

Dopo un matrimonio celebrato su internet (come l’Isis tollera e, anzi, consiglia, per portare donne sotto il Califfato), Derya si trasferisce prima al confine con la Siria e poi in Iraq. All’inizio l’amore è probabilmente anche vero e la ragazza, una volta conosciuto suo marito, ne rimane affascinata: “La prima volta che l’ho visto con la divisa militare, le mani grandi e la barba era davvero bello”, dice oggi. Ma la “luna di miele” dura poco, e ben presto Mario trascina la moglie in fondo agli orrori dal Califfato. In Iraq i due hanno un figlio, ma a Derya, che pensava di trasferirsi e aiutare i bambini, i miliziani insegnano invece a combattere. Impara ad usare i fucili, le bombe a mano, e le dicono anche come utilizzare una cintura esplosiva, in caso di cattura (“è la cosa migliore, se ti prendono”, dicono).

È così che Derya dice basta, scappa di nuovo in Siria, lontano dal marito, e finisce in sposa al comandante Abu Salahuddin. L’uomo però muore due mesi dopo, falciato da un drone, costringendo Derya a incontrare di nuovo Mario, in un campo di addestramento. Ma la ragazza ne ha avuto abbastanza, così nel 2017 prende il suo bambino e scappa di nuovo in Germania.

Ora è al sicuro e la sua folle storia è finita, ma rimane comunque indicativa della follia a cui sono sottoposti tutti coloro che si arruolano nell’esercito dello Stato Islamico senza aver ben chiaro a cosa vanno incontro.

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