Sta (forse) per concludersi la vicenda Sea Watch 3Tempo di lettura stimato: 2 min.

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“So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo.” È con queste parole che attorno alle 14 di quest’oggi Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, ha annunciato di entrare nelle acque territoriali italiane. Nonostante l’alt della finanza, la nave battente bandiera olandese ha tirato dritto e si trova ora di fronte al porto di Lampedusa, in attesa di attraccare dalle 20. Non si esclude che i migranti a bordo vengano prima trasferiti sulle motovedette della Capitaneria e portati a terra. La decisione della comandante è il frutto dell’ennesima drammatica mattinata sulla nave, la quattordicesima per la precisione.

Molto dura la reazione del Ministro degli Interni Matteo Salvini, artefice del decreto Sicurezza bis che finora aveva impedito alla nave olandese di sbarcare. “Per un giochino politico stanno mettendo a rischio i migranti. Useremo ogni mezzo legalmente lecito e necessario per bloccare questo scempio del diritto. L’Italia non può essere punto di approdo per i complici dei trafficanti di esseri umani”, queste le sue parole. E ancora, “L’Italia merita rispetto: ci aspettiamo che l’Olanda si faccia carico degli immigrati a bordo”.

Nei quattordici giorni che la Sea Watch 3 ha passato al largo, anche la Corte europea dei diritti umani è intervenuta. Il capitano e una quarantina di migranti si erano infatti appellati agli articoli 2 e 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (relativi rispettivamente al diritto alla vita e al divieto di trattamenti inumani e degradanti). Un ricorso che tuttavia non ha avuto l’esito da essi sperato. Il verdetto della Cedu ha decretato che l’Italia non fosse obbligata a offrire un porto ai migranti. Ma ha anche invitato le autorità italiane a garantire rifornimenti e cure mediche alle persone a bordo.

Nel frattempo, l’Ong tedesca Sea Watch ha espresso il suo sostegno per la decisione di Carola Rackete. Una decisione che dovrebbe comportare la confisca della nave, nonché una multa fino a 50mila euro. Plausibili anche denunce a Ong e comandante per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Se da un lato sono queste le misure disposte del decreto Sicurezza bis entrato in vigore circa dieci giorni fa, dall’altro la comandante ha giustificato la sua scelta appellandosi al diritto marittimo.

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