Spagna: Sanchez trova finalmente la maggioranzaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Credits: Reuters

Pedro Sanchez, leader del Partito Socialista (PSOE) e primo ministro uscente, è finalmente riuscito a ottenere in Parlamento la maggioranza necessaria per governare in Spagna. Alle elezioni politiche di novembre PSOE si è riconfermato il primo partito spagnolo, ma Sanchez non è riuscito a ottenere in Parlamento i numeri per formare un governo. Nonostante il patto siglato con Iglesias, leader dei popolari di Podemos, che ha accettato di formare un governo di coalizione, aveva ugualmente bisogno dell’appoggio di altri 21 deputati.

Chi permetterà a Sanchez di governare? E’ Esquerra Repubblicana (ERC), il principale partito indipendentista di sinistra della Catalogna, che dopo una votazione interna ha deciso di far astenere 13 dei suoi deputati dalla votazione sulla fiducia al governo. In questo modo il 7 gennaio i voti a favore del nuovo governo di Sanchez saranno sufficienti a fargli ottenere la maggioranza relativa richiesta alla seconda votazione.  In cambio i socialisti hanno promesso, una volta al potere, di condurre nuovi negoziati con il governo catalano, che spera di ottenere la possibilità di fare un referendum legale. Pedro Sanchez questo venerdì ha ribadito in Parlamento che la sovranità nazionale richiesta dalla Catalogna non sarà negoziabile, ma avverranno delle “consultazioni popolari”, per stipulare eventuali nuovi accordi con la Generalitat.

Un accordo instabile

L’accordo tra queste due forze politiche viene considerato da molti pericoloso e poco affidabile. Il precedente governo Sanchez è infatti caduto a febbraio proprio a causa del mancato supporto degli indipendentisti catalani alla legge di bilancio. Inoltre, molti considerano la decisione di scendere a compromessi con gli indipendentisti una mossa in grado di diminuire ulteriormente i consensi per Sanchez, vista la delicatezza della situazione in Catalogna. Sono molti i partiti di destra, Vox in primis, che stanno puntando proprio su questa alleanza per aumentare il proprio elettorato.

Si tratta di una mossa azzardata, ma che forse metterà finalmente la Spagna con le spalle al muro per trovare una soluzione all’annoso conflitto con il governo catalano, entro i limiti della costituzione.

Nel frattempo, già a novembre Iglesias e Sanchez hanno firmato e presentato al Congresso l’accordo di governo chiamato “Coalizione Progressista. Un nuovo accordo per la Spagna”. Questo prevede una consistente riforma fiscale, con aumento delle tasse per le fasce più ricche e per le grandi imprese, un aumento significativo del salario minimo e delle tutele per i lavoratori. Il programma prevede inoltre l’abolizione della controversa ley mordaza (legge bavaglio) sulle manifestazioni voluta dal governo conservatore di Mariano Rajoy.

È ormai la quarta volta in quattro anni che in Spagna si va al voto. Il multipartitismo e la frammentazione del consenso continua a impedire la formazione di un governo stabile, che possa guidare il Paese senza dover continuamente scendere a compromessi per guadagnare qualche seggio.

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