Gli idoli Inca trafugati durante il sinodo amazzonicoTempo di lettura stimato: 2 min.

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Una delle statuette rubate e gettate nel tevere (fonte Corriere TV)

Gli idoli Inca trafugati durante il sinodo amazzonico

Alcuni idoli Inca sono stati trafugati durante il sinodo amazzonico. Risale a poco meno di una settimana fa, infatti, il furto di uno dei maggiori simboli di questo sinodo episcopale, ovvero le statue della dea Inca Pachamama. Gli idoli amazzonici, che erano esposti in una navata della Chiesa di Maria in Traspontina a Roma, rappresentavano la dea della terra, dell’agricoltura e della fertilità venerata dagli antichi Inca. L’azione è da attribuire a un uomo, presumibilmente di giovane età, che ha ripreso e postato online sia il trafugamento avvenuto Chiesa di Via della Conciliazione che il lancio delle statuette sul fiume Tevere.

Il sinodo sull’Amazzonia

Papa Francesco

Era il 15 Ottobre del 2017 quando Papa Francesco annunciava ufficialmente la convocazione del Sinodo Amazzonico. Tra i fini di questo progetto ecclesiale, iniziato a Roma questo 6 Ottobre, non c’era solo quello di modernizzare le “risorse umane” della Chiesa, ma anche quello di riuscire a introdurre una concezione meno etnocentrica di quest’ultima. L’Amazzonia, infatti, è un territorio che da sempre vanta la convivenza di un folto numero di etnie (390 per la precisione) distribuite tra le varie popolazioni indigene.

Le ragioni dietro al furto

Il motivo dietro al furto degli idoli risiede nel ripudio proveniente da una parte di fanatici cattolici nei confronti dei simboli “pagani” durante il sinodo e all’interno delle chiese. Un rigetto che ha trovato numerosi oppositori un pò ovunque, con numerosi commenti entusiasti provenienti da diverse zone del mondo. Tra i soddisfatti è apparso anche Simone Pillon. Il senatore leghista, già sotto i riflettori dell’opinione pubblica per il discusso ddl a suo nome, ha definito “eroico” il trafugamento delle statue Inca e il loro lancio nelle “italiche acque del Tevere”, affidando agli autori del gesto l’appellativo di “Dottori della Chiesa”.

Un post su facebook che fa riflettere, e molto, sulle posizioni delle frange più estremiste del mondo cattolico, che hanno espresso principi a quelle calcati da altri fondamentalismi religiosi, tra cui quello islamico. In particolare, tornano alla mente le gesta dello Stato Islamico e la distruzione del sito archeologico romano di Palmira, in Siria, nell’agosto del 2015.

La reazione del Papa

Ovviamente il trafugamento e il lancio delle opere non è passato inosservato in Città del Vaticano. Dopo la condanna del direttore del Dicastero per la Comunicazione Andrea Tornielli, sono giunte anche le scuse del Papa. Il Vescovo di Roma ha chiesto scusa a tutti i fedeli offesi per la rappresentazione delle figure, specificando che la loro esposizione non aveva intenzioni idolatriche. Le scuse sono state indirizzate anche alle popolazioni amazzoniche che hanno percepito il gesto come una offesa nei confronti della propria cultura.

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