La Russia vuole prendersi la LibiaTempo di lettura stimato: 2 min.

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[crediti foto: Getty Images]

Secondo il New York Times, nelle ultime settimane, duecento mercenari russi sono approdati in Libia per dare supporto alle milizie del generale Khalifa Haftar.

IL RUOLO DELA RUSSIA

Il governo russo è coinvolto nel conflitto da quattro anni, ma fino ad ora il supporto ad Haftar era stato solo di tipo tecnico e militare. L’intervento diretto della Russia può avere conseguenze importanti sul futuro, tutt’ora incerto, del territorio.

Attualmente, il paese è diviso in due. Da un lato c’è il governo di Serraj, con capitale a Tripoli, che è l’unico riconosciuto dalle Nazioni Unite e che riceve l’appoggio di Italia e Turchia. Dall’altro, c’è il generale Haftar, che governa la Cirenaica e gran parte del paese e può godere del supporto di Russia, Francia e Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi sembra siano i colpevoli del missile lanciato sul centro profughi a luglio di quest’anno.

La Libia sta vivendo la terza guerra civile in meno di dieci anni, in un paese che dal 2011 non riesce a trovare pace. L’ultimo scontro è cominciato il 4 aprile scorso in maniera inaspettata, quando l’esercito guidato da Haftar si è mosso alla conquista di Tripoli. La risposta delle milizie fedeli a Serraj non si è fatta attendere.

SCENARI FUTURI

La Russia ora ha deciso di intervenire in maniera diretta nella guerra libica, introducendo aerei militari, raid coordinati, missili e artiglieria di precisione. Inoltre, ha mandato sul territorio mercenari e cecchini.

Il maggiore coinvolgimento del governo russo in Libia è parte di una ampia campagna avviata da Mosca per imporre la propria influenza in Medio Oriente e in Africa. Non è un caso infatti che nel conflitto siano coinvolti i cecchini del Wagner Group, un’azienda privata vicino a Putin, che negli ultimi anni ha avuto un ruolo chiave nella guerra in Siria.

La Libia è considerata un paese altamente strategico, per diversi motivi. Nel territorio sono presenti ampie riserve di petrolio e le sue coste sono un punto di partenza per l’Europa. Migliaia di migranti sono rinchiusi nei centri di detenzione. Inoltre, nel deserto sono ancora presenti cellule dell’ISIS, che non sono mai state veramente debellate.

Il rinnovato impegno della Russia potrebbe mettere in crisi il ruolo di mediazione che fino ad ora avevano svolto i paesi europei, Italia in primis. Di certo, come scrive David Kirkpatrick sul New York Times, “l’intervento russo ha già dato a Mosca la certezza di poter porre il proprio veto sopra ogni risoluzione del conflitto

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