Roma-Bruxelles: la quiete dopo la tempesta?Tempo di lettura stimato: 1 min.

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Il Premier Conte [photo credit: Presidenza della Repubblica]

Tira un sospiro di sollievo il governo giallo-verde: la Commissione Europea ha deciso di non avviare la procedura d’infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia. Il punto di intesa è stato trovato portando a zero il deficit strutturale (dallo 0,8% iniziale). Dopo il passo indietro sul rapporto debito/Pil nominale aggiustato al 2,04%, riviste al ribasso anche le previsioni di crescita per il 2019, che dall’1,5% delle stime originali scendono all’1%.

Caso chiuso? Presumibilmente restano ancora da attendere ulteriori verifiche: la decisione potrebbe diventare ufficiale a gennaio, una volta che la legge di bilancio sarà approvata dal Parlamento. Di certo, la notizia simboleggia la rivincita del dialogo: se Tria non è riuscito ad alzare abbastanza la voce con il suo Esecutivo, ce l’ha fatta il premier Conte, il quale è stato così in grado di dare una svolta decisiva alla trattativa con il duo Dombrovskis-Moscovici.

Ma l’esito del braccio di ferro tra tecnici europei e politici italiani non può che sollevare domande. Nonostante ci si possa compiacere di aver allontanato lo spettro delle sanzioni, in tanti mostrano riserve riguardo al fatto che la manovra aiuti in modo efficace a risolvere le tante questioni che attanagliano il nostro Paese. Non solo, i vicepremier Salvini e Di Maio sostengono che i cambiamenti apportati sono ininfluenti ai fini delle loro misure bandiera (reddito di cittadinanza e pensioni): con lo spread che ha bruciato miliardi di euro negli ultimi mesi, perché non ci si è mossi prima in questa direzione? 

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