Ritirare le truppe dalla Siria: la controversa decisione di TrumpTempo di lettura stimato: 2 min.

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I Presidenti Erdogan e Trump si stringono la mano durante un summit (Credits: Thomson Reuters, LLC)

Oggi la Turchia ha dichiarato come l’Esercito abbia terminato la preparazione di un contingente pronto a entrare nella Siria del nord. La decisione viene alla luce dopo la controversa decisione di Trump di ritirare gran parte delle truppe americane in Siria per permettere alla Turchia di stabilizzare l’area. L’obbiettivo dichiarato è quello di distruggere il “corridoio del terrore”, ovvero l’area controllata dai militanti curdi.

La notizia di scontri fra Turchi e Curdi non suona certo nuova, vista la lunga storia di oppressione di Istanbul sui suoi cittadini di etnia curda. Per saperne di più sulla questione, leggi anche la nostra intervista a un ragazzo curdo). La novità  è che i Curdi sembrano aver perso il più vitale degli alleati, ovvero gli Stati Uniti.

La reazione all’annuncio

Dopo che la Casa Bianca ha reso nota l’intenzione di ritirare 50 effettivi dalla Siria, si è subito alzato il grido di protesta da parte dei rappresentanti della comunità Curda. La mossa di Trump appare a tutti gli effetti un colpo basso, dopo che i Curdi sono stati vitali nella lunga guerra contro il Califfato Islamico, sponsorizzata principalmente dagli Stati Uniti. Subito dopo l’annuncio, il rappresentante dei Curdi Siriani Mustafa Bali ha dichiarato a MSN news come “tutte le forze curde siano pronte all’azione, perchè l’attacco è imminente”.

Nel frattempo, Trump ha dichiarato in un tweet che terrà sotto grande attenzione il comportamento del governo turco. Il presidente ha precisato che sarebbe molto facile tornare sulla sua decisione di ritirare le truppe e “distruggere l’economia della Turchia” nel caso si superassero dei limiti. Immediatamente dopo questo tweet, la Lira Turca ha perso il 2% nei confronti del dollaro, tornando ai livelli più bassi da quasi due mesi.

Nuovi Fronti

La decisione di ritirare le truppe non avrà solo conseguenze sul fronte Curdo-Turco. Lasciati soli infatti, i Curdi verranno probabilmente attaccati anche dal governo Siriano, sostenuto da Russia e Cina. Il governo di Damasco potrebbe infatti tentare di riappropriarsi della regione del Rojava, che si trova ora sotto il controllo del governo autonomo curdo. Secondo molti, quest’area rappresenta la base di un futuro stato del Kurdistan.
A festeggiare sarà anche realisticamente ciò che resta del Califfato, che avrà ora più tempo e spazio per riorganizzarsi con le milizie curde impegnate altrove.

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