Riscaldiamo il dibattito, non il pianetaTempo di lettura stimato: 5 min.

0
232

LA RAPPRESENTANZA CHE MANCA
Il mondo va nella direzione sbagliata. Sembrerebbe un verso perfetto per una canzone indie che tratta di amore e di passione, ed invece è il tristissimo riassunto degli impegni presi e mai rispettati negli anni scorsi contro il surriscaldamento globale dagli stati.
E’ il riassunto di tante sfaccettature della politica: della politica negazionista che tramite tweet e dichiarazioni infelici (Trump sei tu?) ignora il fenomeno ed anzi si permette di porlo al margine delle priorità internazionali; della politica in perenne campagna elettorale, che basa il suo consenso su promesse “cheap” e che non ha tempo di dedicarsi ad argomenti di portata internazionale, figurarsi se ne abbia per il riscaldamento globale, un problema che necessita la cooperazione di tutti; della politica ignorante, che vede il complotto come unica spiegazione dei problemi, forti va riconosciuti, che inevitabilmente seguono i processi politici in primis e democratici subito dopo.
Ma è davvero così scomodo parlare di ambiente? Sembrerebbe di no, a guardare i risultati dei partiti verdi in Europa, che sui social hanno lasciato l’hashtag #ondaverde. I grüner tedeschi hanno raggiunto risultati eccellenti in Assia e Baviera e attualmente insidiano il primato del CSU, il partito della cancelliera Merkel.
In Belgio, soprattutto in Vallonia e a Bruxelles, gli ecologisti sono attualmente una forza politica in forte crescita, un’onda, per l’appunto.
In Lussemburgo, il partito verde ha incrementato le sue percentuali dal 10% al 15%.
Questi risultati, diversi tra loro, non possono ovviamente pretendere di dipingere un quadro generale, ma a questo punto converrebbe dire che il generale disinteresse verso la questione ecologista, o meglio, la sensazione che l’ambiente non sia un’emergenza non può essere considerata un assioma inamovibile. Sembrerebbe, piuttosto, che le forze ecologiste, che fin dagli anni ’70 si fan carico di istanze di cambiamento, debbano conciliare questioni ambientali e sociali per vincere, e magari sfruttare il crollo dei principali partiti di centro-sinistra, il cui elettorato può essere stuzzicato da proposte nuove (non fosse altro per mancanza d’altro).
Da queste brevi riflessioni e da questi dati di facile lettura, non può che sorgere una domanda:
Se l’argomento è più caro di quanto sembri alla popolazione, allora che il problema sia che manchino i giusti esponenti?

L’IMPRESCINDIBILITA’ DEI DATI SCIENTIFICI
Fortunatamente, non tutto è lasciato ai singoli stati o ai singoli leader politici.
C’è l’ONU, c’è la cooperazione internazionale, c’è la scienza. Perché senza la scienza probabilmente non saremmo nemmeno a conoscenza del problema. La scienza dà alla politica i dati affinché, nella suddivisione delle competenze che è propria della collaborazione efficace, la politica se ne occupi.
Dovremmo allarmarci: rispetto all’era pre-industriale la temperatura globale è già aumentata dell’1%.
L’attuale ritmo di emissione di gas serra porterebbe ad un incremento della temperatura di 1.5° entro il 2040, di 2° intorno al 2050, per poi aumentare di un ulteriore grado, ossia 3 in più di adesso, nel 2100.
Le analisi al giorno d’oggi accompagnano questi dati a forti interrogativi: cosa succederà se queste previsioni dovessero rivelarsi veritiere (e non vi è motivo di credere che non lo siano).
Attualmente gli analisti affermano che anche un aumento di 0.5° potrebbe avere effetti catastrofici per il nostro pianeta:

  • La probabilità che l’Antartico non presenti ghiaccio in Estate aumenterebbe di 10 volte rispetto ad ora;
  • Forti ondate di calore colpirebbero una grossa fetta della popolazione con cadenza quinquennale;
  • Più di 400 milioni di persone risulterebbero indifese dinanzi al manifestarsi di siccità e/o calamità naturali, la quale probabilità aumenta a causa del riscaldamento globale
  • Dovremmo dire addio a diverse specie animali, e soprattutto alle barriere coralline;
  • Il livello del mare salirà di 56 cm, provocando diversi disagi agli abitanti di zone costiere e cambiando radicalmente la morfologia di alcune città marittime.Ciò che più spaventa, è che questi dati si riferiscono all’incremento di solo mezzo grado. Trattando la questione in una visione d’insieme però dovremmo anche abituarci all’idea che questi cambiamenti avrebbero anche effetti sociali devastanti: divari sempre più allargati fra popoli ricchi e poveri, scarsità di cibo, ed aumento della mortalità dovuto ad impennate dei prezzi dei beni di primo bisogno. Tutto per mezzo grado.

Il grafico prodotto dalla World Bank ci aiuta a carpire concretamente gli effetti devastanti del riscaldamento globale: Estati torride, terre inutilizzabili, il tutto per minime variazioni.

CHI PUO’ INVERTIRE LA ROTTA: L’ONU

Per alcuni paesi e alcune popolazioni quella del clima è già oggi una questione di vita o morte”
“Abbiamo bisogno di una classe politica molto più lungimirante, perché sebbene vi siano i primi segni della questa trasformazione energetica verde si rimane ancora molto distanti dall’obiettivo

Questi sono due incisi della dichiarazione di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, nel drammatico appello rivolto nel discorso di apertura della Conferenza climatica COP24, tenutasi il Dicembre a Katowice, nel sud della Polonia.
Così, la discussione incontra inevitabilmente il piano politico. Non è più una questione di “ideali ecologisti”, come spesso sentiamo da chi vuole snobbare la causa verde. E’ una questione politica: politica deve essere la risposta.

L’immagine sopra riporta le anomalie registrate rispetto alla temperatura media prevista: in rosso la media in cinque anni (più attendibile per analizzarne l’andamento), in blu la media annuale.
L’andamento è vertiginoso e scioccante.

Nel grafico a sinistra vengono presentati quattro diversi casi riguardanti le emissioni di carbone. La linea grigia rappresenta le emissioni osservate, quelle che seguono sono i possibili scenari. E’ chiaro che gli obiettivi a lungo termine devono corrispondere alla “linea verde”, che comunque non garantirebbe una diminuzione delle temperature.

Dinanzi ad un problema globale come quello del riscaldamento globale, vi è una sola via d’uscita: l’adesione di tutti gli stati ad un progetto comune. La COP21 di Parigi aveva evidenziato alcuni passi fondamentali per affrontare un problema così complesso.
La necessità dell’adesione statale mondiale si fa sempre più pressante, al punto che questo nei prossimi anni potrebbe essere l’argomento su cui i rapporti internazionali potrebbero inasprirsi o rilassarsi. Riecheggiano i malumori cinesi in seguito al Protocollo di Kyoto in uno scenario in cui però sembra proprio la Cina il paese che più subisce il riscaldamento globale.
Un impegno comune è una vittoria per tutti, la desertificazione è un problema reale tanto che le stesse migrazioni climatiche nei prossimi anni potrebbero raggiungere e superare i 100 milioni entro il 2050.
Il dibattito deve accendersi, il clima deve essere controllato, ne va del futuro del pianeta.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.