Luci e ombre della riforma previdenziale franceseTempo di lettura stimato: 2 min.

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Parigi, 5 dicembre. Sciopero contro la riforma del sistema pensionistico voluta dal Presidente Macron.

È di ieri sera la dichiarazione dei sindacati francesi di non voler concedere alcuna tregua natalizia al governo. Non solo quindi le unioni sindacali non interromperanno lo sciopero contro la riforma previdenziale francese, ma minacciano di intraprendere nuove azioni nel caso in cui non arrivasse una risposta dall’esecutivo.

Risposta che tarda tuttavia ad arrivare. L’incontro previsto per la giornata odierna è stato infatti posticipato a causa dello scandalo che ha colpito l’ex Ministro per le Pensioni, Jean-Paule Delevoye, costretto alle dimissioni per conflitto d’interessi.

Una riforma egualitaria

L’attuale sistema previdenziale francese, istituito nel secondo dopoguerra, prevede l’iscrizione dei lavoratori transalpini in una delle 42 casse pensionistiche del Paese. Tuttavia questa ripartizione è subordinata a diversi regimi specifici. Questi, unitamente all’ovvio progresso lavorativo dal dopoguerra ad oggi, hanno contribuito alla creazione di forti disuguaglianze sociali.

La riforma è stata uno dei punti cardine della campagna elettorale del Presidente Macron. Essa dovrebbe comportare la cancellazione delle casse pensionistiche, al fine di implementare un sistema di punteggi basato sui contributi versati da ogni lavoratore nel corso della propria vita lavorativa.

Questo nuovo sistema previdenziale ha come obiettivo una maggior uguaglianza sociale e porterebbe infatti all’introduzione di ulteriori misure di welfare. Infatti, verrebbero attribuiti dei punti bonus in situazioni di disoccupazione, maternità o assistenza verso persone anziane o diversamente abili.

Tuttavia, i lavoratori appartenenti ad alcuni regimi speciali criticano soprattutto un punto della manovra: l’uniformazione dell’età legale a 64 anni per poter accedere al regime pensionistico completo. Attualmente, infatti, per alcuni mestieri particolarmente usuranti l’età legale è inferiore a quella canonica. In casi estremi essa si riduce fino ai 52 anni, talvolta con rendite superiori rispetto alla maggioranza dei dipendenti pubblici.

Metropoli bloccate

Una delle categorie che si sentono minacciate da questa particolare riforma è quella dei macchinisti. Il loro piano pensionistico sarebbe al centro della riforma, per via del progresso tecnologico che ha attraversato il settore. I loro sindacati sono tra i più attivi in queste settimane e il loro sciopero sta creando diverse problematiche nelle metropoli transalpine.

Un caso emblematico è quello di Parigi, in cui sono attive solo le linee automatiche della metropolitana. Ciò sta creando vari disagi ai lavoratori parigini, che spesso non risiedono nella metropoli, e sta di fatto bloccando l’attività economica della capitale francese.

Urge quindi un’azione da parte del governo, che dovrà riuscire a conciliare la propria agenda politica con le esigenze di un Paese, che un anno dopo la protesta dei gilets jaunes si trova nuovamente fermo dal punto di vista economico e sociale.

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