Quello che non si dice sul VenezuelaTempo di lettura stimato: 4 min.

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Sono alcuni giorni ormai che si sente parlare del Venezuela, a partire dal momento in cui Juan Guaidó ha sfidato apertamente il regime del Presidente Maduro. Come purtroppo spesso accade in queste situazioni, la storia è complessa e confusa, ed è stata tristemente trattata come una faccenda da tifo calcistico. Con questo articolo vorrei cercare di spiegare un po’ meglio la situazione e la complessità del momento.

Guaidó si è autoproclamato Presidente?

La prima fonte di confusione, purtroppo, sono le testate giornalistiche. Nella maggior parte dei casi, infatti, il titolo che si leggeva sul Venezuela riportava che Guaidó si sia autoproclamato Presidente, dando l’impressione che fosse una persona qualunque a sfidare il regime. Le cose non stanno proprio così: secondo l’art. 233 è proprio lui a dover ricoprire l’incarico di Presidente ad interim (cioè fino a nuove elezioni), se il Tribunal Supremo de Justicia dichiara illegittimo il Presidente. C’è però un grosso problema di legittimità, che bisogna indagare un po’ più a fondo.

La crisi costituzionale venezuelana

Per comprendere la difficoltà della situazione dobbiamo fare un passo indietro: è il 6 dicembre 2015 e per la prima volta, dopo esser stato eletto Presidente nel 2013, Maduro perde le elezioni. A vincerle è infatti il MUD, Mesa de Unidad Democratica, una vasta coalizione di opposizione che ottiene più della maggioranza assoluta dei seggi. Sulle elezioni ci sono molti dubbi, e il Tribunal Supremo de Justicia (TSJ) sospende anche l’Assemblea Nazionale per un certo periodo. In seguito a molte proteste, infine, l’Assemblea Nazionale viene riabilitata. È a questo punto che comincia una grave crisi costituzionale.

Schieramenti nell’Assemblea Nazionale. I partiti di opposizione sono raggruppati nello schieramento elettorale, MUD

Il PSUV, partito di Maduro, conosce il risultato delle elezioni, ma è ancora in carica fino all’insediamento della nuova legislatura: si dice che è in condizioni di lame duck. Decide quindi di approfittarne, e nomina numerosissimi nuovi giudici nel TSJ. Molti protestano, dicendo che la mossa elimina l’indipendenza del sistema giudiziario. E infatti, dopo l’insediamento del nuovo Parlamento, la corte scioglie l’Assemblea Nazionale, spostando il potere legislativo nella Corte Suprema. Dall’opposizione, questo viene considerato un vero e proprio colpo di stato.

In seguito a questi eventi, i giudici del TSJ fuggono dal Paese, e da allora la corte è in esilio. Si crea una frattura nel sistema giudiziario venezuelano: Maduro riconosce infatti il Tribunale rimasto in Venezuela, con i suoi giudici di fiducia, mentre molti altri Paesi, soprattutto quelli occidentali, riconoscono la corte in esilio come legittima. Questo crea due realtà giuridiche parallele. Le difficoltà si aggravano quando il TSJ in esilio non riconosce l’elezione di Maduro nel 2018, e chiede che l’Assemblea Nazionale elegga il nuovo Presidente.

Ecco spiegato il problema: secondo il TSJ in esilio, riconosciuto dall’Occidente, Juan Guaidó è il legittimo Presidente ad interim; secondo Maduro, invece, è l’intera Assemblea Nazionale ad essere illegittima.

Ci sono dietro gli Stati Uniti?

Ecco la domanda più importante che bisogna porsi. Molti hanno protestato contro Guaidó non tanto perché abbia sfidato Maduro, ma perché è ritenuto un burattino degli Stati Uniti. È vero? Beh, è molto difficile rispondere.

Che ci sia collaborazione tra gli Stati Uniti e Guaidó è praticamente certo. Diplomatici statunitensi si sono recati in Venezuela poco prima di questa dichiarazione, e il riconoscimento da parte dell’amministrazione Trump è arrivato immediatamente dopo la decisione di Guaidó, suggerendo che un’intesa ci fosse.

Del resto, la storia americana non è esente da vari tentativi ben più feroci, anche in America Latina. Per sapere se effettivamente ci sono macchinazioni più gravi dietro, bisogna aspettare che sia la storia a dircelo. Per il momento, noi speriamo che l’intervento degli Stati Uniti si limiti alla pressione diplomatica.

Gli Stati Uniti hanno posto un embargo?

Ad avvalorare la tesi della macchinazione americana ai danni del Venezuela viene molto spesso citato l’embargo che gli Stati Uniti avrebbero posto alla repubblica bolivariana. È necessario però precisare una cosa: non si tratta di un embargo. Un embargo è infatti la cessazione dei rapporti commerciali; gli Stati Uniti hanno invece posto sanzioni economiche al Venezuela. Perché è importante rimarcare la differenza? Per un motivo semplice: l’embargo è un atto di guerra, mentre le sanzioni sono un atto ostile, ma non bellico. La stessa Unione Europea utilizza spesso sanzioni europee per far leva su governi stranieri. Per vedere che non si tratta di un embargo, basta vedere come sono variate le esportazioni venezuelane negli USA:

Volume di esportazioni del Venezuela (ordinato per Paese o area acquirente). Fonte: Observatory of Economic Complexity

Insomma, nonostante le sanzioni americane abbiano sicuramente penalizzato il Venezuela, gli Stati Uniti rimangono il primo importatore da questo Paese. Per avere una panoramica sulle numerose sanzioni imposte, rimandiamo a questa pagina.

Per una visione più approfondita, rimandiamo all’articolo di Alessandro Rosset sulla storia del Venezuela.

 

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