Proteste in Iran: facciamo il punto della situazioneTempo di lettura stimato: 2 min.

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Uno scatto delle proteste a Teheran
Uno scatto delle proteste in Iran per l'aumento del prezzo del petrolio (crediti immagine: TGcom24)

“Abbiamo sconfitto il nemico, il meschino piano organizzato da Stati Uniti, Israele ed Arabia Saudita è fallito. Il popolo iraniano ha superato anche questa battaglia”. Ha commentato così oggi Hassan Rouhani, Presidente della nomenklatura dell’Ayatollah Kahmenei, alla guida dell’Iran dal 1989. Dopo dieci giorni di proteste in Iran, sembra quindi essere arrivato il capolinea per i manifestanti.

Le ragioni della protesta

L’iniziativa era nata per criticare l’aumento del prezzo del carburante di quasi il 200% e l’inserimento di un limite alla quantità acquistabile per persona. Dopo pochi giorni però, le proteste in Iran erano rapidamente scivolate verso una serie di richieste più su larga scala. I manifestanti erano alla ricerca di maggior democrazia, uguaglianza sociale e rispetto dei diritti umani. Inizialmente diretta contro i maggiori centri petroliferi del paese, quindi, la protesta ha contagiato un centinaio di città e richiesto l’intervento della Guardia Rivoluzionaria.

I numeri della repressione

Nonostante il Governo si sia espresso in favore delle “dozzine di manifestazioni a supporto del Governo”, non ci sono dubbi che la repressione sia stata incredibilmente sanguinolenta. Dopo aver bloccato l’accesso a internet e aver annunciato intercettazioni telefoniche per tutte le chiamate verso l’estero, la Guardia si è scagliata duramente contro i manifestanti. Le cifre ufficiali e quelle delle organizzazioni umanitarie, come di consueto, sono molto diverse. Teheran ha infatti annunciato solo “qualche” morto, mentre fonti interne ad Amnesty International, BBC Persian e UNHCR parlano di cifre tra i 120 e i 200 morti.

Un paese isolato dal mondo

Ciò che ha fatto molto parlare delle manifestazioni in Iran (ammesso che queste siano effettivamente terminate) è stata la repentina decisione del governo di bloccare l’accesso a Internet per la popolazione. Questo nuovo capitolo della storia della gestione delle proteste verrà sicuramente preso in esempio nel futuro, dato che senza connessione alla rete è estremamente difficile far trapelare informazioni fuori dal paese. Anche per questo motivo, la comunità internazionale ha criticato l’avvenuto in modo piuttosto moderato a causa della mancanza di dati sicuri.

La limitazione della connessione  (che ha iniziato a essere ripristinata solo parzialmente e nelle ultime ore) ha certamente permesso al governo di Teheran di agire in maniera più libera, con metodi spesso sanguinari. Fa impressione soprattutto la brutalità della Guardia Rivoluzionaria, che in questo video utilizza addirittura cecchini sui manifestanti. Molti attivisti lamentano infatti come i manifestanti siano stati abbandonati dalla comunità internazionale (al contrario, per esempio, di quelli di Hong Kong). Quello che è certo è che centinaia di migliaia di famiglie non riescono ora a contattare i loro cari in patria, in una situazione che non sarà certo facile da far alla dimenticare popolazione iraniana.

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