Proteste in India: che cosa sta succedendo?Tempo di lettura stimato: 2 min.

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Proteste in India
Manifestanti protestano a Dehli contro la nuova legge sulla cittadinanza ai rifugiati non musulmani (fonte: Getty Images).

Decine di migliaia di persone si sono riversate nelle strade delle principali città del subcontinente. La nuova vampata di proteste in India si è accesa a causa di una legge che garantisce la cittadinanza ai rifugiati non-musulmani di Bangladesh, Pakistan e Afghanistan che si trovano in India.

L’origine della protesta

L’11 Dicembre il Parlamento Indiano ha approvato una legge garantendo la cittadinanza ai rifugiati non-musulmani provenienti dai tre grandi paesi islamici dell’area. La legge, fortemente voluta dal partito nazionalista Hindu attualmente al governo, Bharatiya Janata Party (BJP), è stata giustificata a causa dei numerosi casi di violenza religiosa avvenuti nei decenni, che hanno causato un numero incalcolabile di rifugiati verso l’India.

La legge però non è stata accettata bene da numerose parti della popolazione, soprattutto quella delle grandi metropoli: New Dehli, Kalkota e Mumbay. Secondo alcuni, infatti, la legge sarebbe schiettamente anti-islamica, visto il suo favorire unicamente quei rifugiati di fede differente. Secondo altri, invece, la legge rappresenta un problema perchè aprirebbe le porte all’immigrazione incontrollata dal Nord del Paese verso il più ricco Sud.

La reazione delle autorità

Il premier indiano Modi è intervenuto in mattinata, assicurando come la legge “protegga coloro che fuggono dalle persecuzioni” e come il Paese necessiti di unione e compattezza in un momento come questo. Le manifestazioni, però non sembrano interrompersi. Le autorità hanno già dichiarato più di 50 feriti e hanno annunciato l’interruzione del traffico internet nelle zone interessate.

Quello che sembra però essere ormai un dato confermato è l’età media dei partecipanti. Si tratta infatti per la maggior parte di studenti universitari, scesi in piazza a decine di migliaia per protestare. Nonostante la grande partecipazione, la Corte Suprema (che sarebbe ancora in grado di fermare la l’iter della legge), ha annunciato come nessuna azione legale verrà imbastita prima del terminare delle proteste. Nel frattempo, sono molti gli episodi riportati dai manifestanti di violenza della Polizia, che ha invece parlato di attacchi frontali, lanci di pietre e più di 30 agenti feriti (BBC).

Si protesta solamente per la legge?

Questo è l’interrogativo che moltissimi si stanno ponendo nelle ultime ore. Il 2019 è stato infatti un anno costellato di grandi proteste iniziate per dettagli legislativi. Le proteste in India rischiano di diventare l’ultimo capitolo di questo anno complicato. Gli esempi di Cile, Libano, Iran, Bolivia, sono solo i più recenti. La più grande democrazia del mondo viene da un ciclo elettorale molto divisivo, vinto da un candidato detestato da metà del paese e osannato dall’altra metà. Le tensioni sociali e religiose sono altissime e l’economia è stagnante a dir poco. Molti temono che queste proteste possano degenerare in uno scontro più ampio, con conseguenze potenzialmente disastrose per le zone coinvolte.

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