Processo Cucchi: i carabinieri verso il processo per depistaggioTempo di lettura stimato: 1 min.

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È di ieri la notizia che l’inchiesta sui depistaggi riguardanti la morte di Stefano Cucchi è conclusa. Il pm di Roma Giovanni Musarò ha infatti inoltrato l’avviso di conclusione indagini, il passo che precede la richiesta di rinvio a giudizio e, spesso, il processo.

Secondo l’accusa i militari dell’Arma avrebbero prima manipolato le relazioni successive alla morte di Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 dopo una settimana di detenzione, e poi mancato di consegnare una serie di documenti richiesti nel 2015, quando fu avviata una seconda indagine sulla condotta degli agenti penitenziari. Ma non solo: secondo Musarò, infatti, l’idea del depistaggio non fu partorita dai singoli militari, ma fu piuttosto indirizzata dagli alti livelli. Tra gli indagati figurano infatti il generale Alessandro Casarsa (all’epoca dei fatti capo del gruppo di Roma) e i colonnelli Francesco Cavallo e Luciano Soligo, cui vengono contestati vari capi di accusa.

A quanto emerge dall’indagine, le modifiche alle relazioni di alcuni dei carabinieri che erano presenti la sera dell’arresto (e quindi del pestaggio) sarebbero state ordinate da tutto lo stato maggiore del comando provinciale di Roma, cui sarebbero servite a indirizzare le dichiarazioni in parlamento del ministro Angelino Alfano. Queste dichiarazioni ebbero l’effetto di allontanare ogni sospetto dai carabinieri: dai verbali venne infatti cancellato ogni riferimento al dolore o alle difficoltà motorie di Cucchi dopo l’arresto, legando invece le sue precarie condizioni di salute alla sua tossicodipendenza.

Per la morte di Cucchi sono per ora sotto processo, alla corte d’assise, altri cinque carabinieri, di cui tre imputati di omicidio preterintenzionale e gli altri due per falsa testimonianza.

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