Primarie Tories nel Regno UnitoTempo di lettura stimato: 3 min.

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Nuove primarie per i conservatori

Come abbiamo scritto questo lunedì, una delle cose da tenere sott’occhio questa settimana sono le primarie tra i conservatori inglesi. Lo storico partito si trovava in grosse difficoltà alla vigilia delle elezioni europee, dove era dato dai sondaggi a un livello critico.

La redazione di Orizzonti Politici aveva già sostenuto, il 13 maggio, che le elezioni inglesi si sarebbero giocate proprio sulle posizioni dei partiti rispetto alla Brexit. A giudicare dal risultato delle elezioni europee, è stato proprio così: i due partiti tradizionali, che non si sono schierati chiaramente da una parte o dall’altra, hanno ottenuto il loro risultato storicamente peggiore da più di un secolo e mezzo. Anche se le elezioni parlamentari verranno disputate con il sistema first-past-the-post, che darà un po’ di vantaggio ai due partiti tradizionali, sarà sicuramente necessario che i conservatori si pongano molto chiaramente sul tema Brexit, che è già costato il posto a David Cameron e Theresa May.

I candidati

Boris Johnson

Boris Johnson, ex sindaco di Londra e ministro per la Brexit, è il favorito per le primarie. Secondo le quote delle scommesse, avrebbe più del 60% di probabilità di ottenere il ruolo. È stato anche protagonista della nostra rubrica “le cinque cose che”. Figura divisiva da quando si è schierato per il “Leave”, è molto rispettato dai parlamentari conservatori. Un candidato come lui potrebbe essere cruciale per i Conservatives, che si schiererebbero nettamente pro Brexit e potrebbero dunque cercare di recuperare i voti persi in favore del Brexit Party di Nigel Farage. Secondo l’Economist, Boris Johnson sarebbe una rischiosa arma a doppio taglio contro i populisti.

Proprio per lui fa il tifo Donald Trump (intervistato da The Sun), rompendo uno storico patto implicito di non interferenza tra i due partiti conservatori.

Il suo slogan ripete il nome della sua campagna, ed è un semplice riferimento a se stesso: Back Boris.

Jeremy Hunt

Jeremy Hunt era già noto per aver affrontato meglio di chiunque altro il ruolo di Ministro della Sanità, certamente il più ostico per un politico conservatore. Solo nell’ultima settimana si è posizionato solidamente secondo nella corsa per la leadership – le sue possibilità di essere eletto sembrano ora una su cinque.

Nonostante prima del referendum avesse fatto campagna per il Remain, sembra ora convinto della necessità della Brexit – ma vuole rinegoziare il May deal. Proprio questo è il suo cavallo di battaglia: si pone come “quello serio”, un abile negoziatore. Lo slogan che ha scelto è “Unite to Win”.

Andrea Leadsom

Leader della House of Commons, Andrea Leadsom si era ritirata dalla precedente corsa per la leadership dei Conservatori, ma non aveva mai amato Theresa May. Feroce sostenitrice del Leave, rassegnò le dimissioni perché trovava inaccettabile il May deal.

Candidata con il suo Team Leadsom, la parlamentare tory rappresenta una scelta ancora più estrema per i Leavers.

The Final Two

I parlamentari conservatori terranno ora una serie di votazioni per ridurre la rosa a soli due candidati. Dato che l’unico a proporre un secondo referendum, Sam Gyimah, non ha ricevuto sufficiente supporto per partecipare, la cosa più probabile è che i due nomi finali (che verranno poi votati da tutti gli iscritti al partito conservatore) riflettano due visioni opposte sulla Brexit. Da una parte ci sarà un candidato disposto anche a portare il Paese verso un no deal (con ogni probabilità Mr. Johnson), dall’altra invece qualcuno che punti tutto su un accordo (Hunt o Gove sono i più probabili). Quale sarà la scelta lo sapremo presto.

 

 

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