Crescita bassa e conti che non tornano: dall’Europa poca fiducia all’ItaliaTempo di lettura stimato: 1 min.

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La sede della Commission Europea a Bruxelles

Solo qualche giorno fa l’agenzia di rating Fitch metteva a fuoco prospettive negative in merito all’affidabilità creditizia dell’Italia, pur lasciando invariato il proprio giudizio alla scala BBB. Con il Rapporto Paese pubblicato oggi, la Commissione Europea sembra presentare un copione molto simile. Insieme a Cipro e Grecia, l’Italia è segnata da squilibri macroeconomici ritenuti “eccessivi” ed è fonte di instabilità.

Si confermano così i dubbi della comunità europea sulla politica economica dell’esecutivo nostrano, le cui misure bandiera sono quantomeno viste con scetticismo e preoccupazione. Oltre a bocciare Quota 100, il rapporto guarda in modo diffidente al reddito di cittadinanza, il cui successo dipenderà in larga parte dalla sua governance, ovvero dall’adeguata preparazione o meno dei centri per l’impiego nel rendere effettiva la riforma.

L’osservato speciale è sempre il debito pubblico. Secondo il documento, il bilancio nazionale rischia un ulteriore deterioramento perché l’agenda delle riforme non ha solo perso slancio, ha persino fatto passi indietro. «Recenti misure che rivedono elementi di precedenti riforme peseranno negativamente sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, sulla produttività e sulla crescita del prodotto interno lordo potenziale», questa l’opinione espressa dalla Commissione Europea.

Seconda la stessa, la flebile crescita della produttività trova origine non solo nelle cattive finanze pubbliche, ma anche nella poca efficienza dell’apparato amministrativo e del sistema giudiziario, nonché del mercato del lavoro e del sistema finanziario. Nonostante l’Europa stia vivendo il settimo anno consecutivo di espansione economica, lo slancio sta rallentando: l’Italia stessa si trova in una fase di recessione tecnica. Proprio per questo, secondo il commissario per l’euro Valdis Dombrovskis la recente congiuntura positiva sarebbe dovuta essere sfruttata per attuare “riforme strutturali” volte ad assicurare un’alta competitività.

Mentre ci si chiede se il nostro Paese abbia fatto abbastanza in questo senso, la Commissione Europea continuerà a monitorare la situazione italiana. A maggio renderà note nuove stime economiche e nuove raccomandazioni: che venga chiesta la tanto discussa manovra correttiva dei conti pubblici?

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