(Non più) Emergenza incendi in AustraliaTempo di lettura stimato: 4 min.

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Emergenza Incendi in Australia
AP Photo/Rick Rycroft

Ne abbiamo sentito parlare per giorni, mesi, e da un momento all’altro non se ne parla più: i media, i TG, i social network, i giornali… Di colpo, l’emergenza incendi in Australia si è estinta. Anche dalle notizie. L’Australia, infatti, non brucia più. Vediamo di capire com’è andata a finire.

Le cause

In Australia, l’emergenza incendi è scoppiata principalmente per via di due fattori: i fulmini e l’uomo. In particolar modo, i fulmini hanno generato circa metà degli incendi, soprattutto i più grandi, in quanto hanno interessato aree remote e disabitate, dove le attività umane non sono percepite. Il loro propagarsi è stato più semplice del previsto, in quanto l’aria calda e secca ha sposato inevitabilmente una veloce siccità per via delle continue evaporazioni dalla vegetazione; quando anche le parti più grandi (fusti e rami) perdono acqua, gli incendi durano più a lungo: proprio come in un caminetto, i “pezzi” piccoli sono quelli che fanno accendere il fuoco, mentre quelli grandi sono quelli che bruciano per più tempo. Perché è stato così difficile estinguere questi incendi? Semplice: per estinguere un incendio è necessario eliminare il combustibile. L’acqua e il ritardante lanciati dai mezzi aerei hanno potuto solo rallentare la combustione (raffreddando il combustibile o ritardando chimicamente la reazione di combustione), ma per eliminare il combustibile servono le squadre di terra.

I forti temporali in Australia.

Inoltre, è stato fortemente influente il contesto di riferimento: si tratta dell’estate più calda della storia australiana. Lo scorso 18 dicembre è stato il giorno più caldo nella storia del Paese, con una temperatura media di 41,9 gradi (media, dunque ci sono zone dove si è andati anche oltre), e in generale tutto il mese di dicembre 2019 è stato il più caldo di sempre in Australia. Condizioni perfette perché si sviluppassero gli incendi, che secondo le ultime stime avrebbero devastato oltre 10 milioni di ettari di territorio, cioè un’area grande circa un terzo di tutta la superficie dell’Italia.

Un bilancio

È tempo di fare un bilancio: in uno dei più grandi disastri dei tempi moderni, sarebbero state distrutte (o comunque danneggiate) circa tremila abitazioni; 33 persone sono decedute e migliaia hanno lasciato le loro case per fuggire lontano dalle fiamme; 11 milioni sono gli ettari bruciati, un’area paragonabile all’Inghilterra e contemporaneamente più grande dell’intera Islanda. Sono morti più di un miliardo di animali, per un complesso di 113 specie duramente colpite: 19 mammiferi, 20 rettili, 13 tipi di uccelli, 17 di rane, 17 di pesci d’acqua dolce, 22 gamberi spinosi e 5 invertebrati. Alcune di queste sono adesso a “rischio imminente di estinzione”, tra cui la rana di Pugh, lo scinco delle Blue Mountains e il dunnart di Kangaroo Island. Un occhio di riguardo va ai koala (diminuiti di oltre il 30%), i quali hanno subito una perdita non indifferente di habitat, per cui è richiesto un intervento di emergenza importante: pare siano morti 25mila koala solo sulla celebre Isola dei Canguri e altri 8mila nel Nuovo Galles del Sud, dove appunto sarebbe stato danneggiato anche un terzo del loro habitat naturale. Da non sottolineare il peso che ha avuto, in questo tempo, il fumo, un problema sia per gli animali che per gli umani (lo fu anche per l’Amazzonia): tra fine e inizio anno, pare sia stato talmente denso da rendere irrespirabile l’aria in città molto note, come Canberra, Sydney, fino alla Nuova Zelanda (che dista più di 1550 chilometri…).

I Koala, tra le spece più colpite.

La ripresa

A conti fatti, tuttavia, si può dire che c’è una fine al peggio, almeno in questa situazione: sostegni e aiuti da tutto il mondo, da attori, artisti, atleti, grandi multinazionali e persone qualunque hanno contribuito alla fine della situazione di emergenza incendi vissuta per un’intera estate australiana. Anche la Politica australiana ha dato il suo contributo: Il Governo Federale ha destinato i primi 50 milioni di dollari dal fondo contro gli incendi per la tutela della fauna. I fondi sono stati investiti nel piano ‘Wildlife and Habitat Recovery Package’ che è stato rapidamente attivato ed è tuttora in corso. Alla guida del piano c’è Sally Box, Capo della Commissione per la tutela delle specie a rischio estinzione, che insieme a un gruppo di ecologi, biologi, scienziati e ambientalisti da diversi Stati e Territori australiani si impegna a riportare a nuova vita ciò che è stato danneggiato dagli incendi. Questo piano prevede anche un milione di dollari da destinare allo zoo di Taronga (Sydney), agli zoo del South Australia e a quelli del Victoria per la cura degli animali feriti. A dare la buona notizia è stato, in un tweet, l’assistente del comandante dei Vigili del fuoco, Rob Rogers; volontari e membri dell’esercito stanno rimettendo in libertà gli animali portati in salvo.

Pompieri australiani volontari.
Photographer: David Gray/Bloomberg via Getty Images

La nuova emergenza

Cosa ha contribuito allo spegnimento degli incendi? La pioggia. Le abbondanti ed intense piogge delle ultime settimane hanno svolto un ruolo determinante in questo brutto capitolo della storia del paese, portando però con loro altri problemi. E’ insorta, infatti, un’emergenza alluvioni e venti forti, causa il passaggio della tempesta Uesi. In più, a Sydney c’è stato il record di pioggia caduta, un’intensità mai vista negli ultimi 30 anni. La BBC riferisce BBC di poco meno di 400 millimetri di pioggia in quattro giorni, un dato «più di tre volte superiore alle medie di febbraio». Oltre ad allerte alluvione e venti fino a 130 km/h nel Nuovo Galles del Sud e nel Queensland del Sud, vi sono aree colpite dagli incendi, e quindi senza alberi, che potrebbero essere più vulnerabili a possibili allagamenti e smottamenti. Ad ogni modo, il peggio è passato, e possiamo finalmente dirlo: l’emergenza incendi in Australia è finita.

Nuova emergenza alluvioni in Australia.

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