Missile sul centro profughi: emerge un nuovo rapportoTempo di lettura stimato: 2 min.

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Immagini del centro profughi attaccato in Libiaa a luglio
Immagini il giorno dopo l'attacco al centro profughi di Tajoura, periferia est di Tripoli (crediti immagine: Hazem Ahmed, Ap/Ansa)

Ci ha impiegato mesi, la redazione di BBC Arabic, a mettere insieme i pezzi del puzzle. Nel complesso scenario Libico (per sapere come siamo arrivati a questo punto, vi consigliamo questo articolo), non è stato affatto facile trovare materiale, confessano i giornalisti. Eppure, il risultato potrebbe far luce su uno dei rapporti meno chiaccherati ma più influenti del Nord Africa: quello tra gli Emirati Arabi Uniti e il generale Haftar.

Lo scioccante attacco, il missile sul centro profughi

Il 3 luglio, un missile teleguidato ad alta precisione si schianta sul centro profughi di Tajoura, a est di Tripoli. Uccide 53 persone, la maggior parte migranti sub-sahariani in attesa di riuscire ad imbarcarsi per raggiungere l’Europa. La zona era e rimane ancora oggi in mano alle milizie alleate di Serraj, l’uomo alla guida del governo sostenuto dalle Nazioni Unite contro il generale Haftar. Per questo motivo, i sospetti cadono immediatamente sul generalissimo della Cirenaica, che ha negato ogni coinvolgimento.

I passi avanti nell’inchiesta

“L’utilizzo di questo missile sul centro profughi in Libia potrebbe essere considerato un crimine di guerra”, ha affermato subito dopo l’attacco Michelle Bachelet, il Commissario ONU per i diritti umani. Eppure, nonostante il crimine evidente, continua a mancare un colpevole. E qui è iniziata l’inchiesta, che non è riuscita ad accusare precisamente nessuno, ma che ha affermato come il missile sia stato scagliato sul centro profughi in Libia da un jet straniero. Il report ha affermato infatti che è “molto probabile” che l’attacco provenga da un veivolo appartenente all’aviazione di un paese ONU in supporto ad Haftar.

Il cerchio si restringe

Ecco quindi che inizia a delinearsi il profilo del probabile colpevole del massacro, almeno secondo il rapporto. Il missile infatti, sarebbe stato lanciato sul centro profughi da un jet di tipo “Mirage”. Questi sono jet da combattimento, con un serbatoio piuttosto limitato, e hanno quindi bisogno di basi aeree sul territorio per poter essere efficaci. Vi sono solo due paesi in ONU in supporto di Haftar a usare quel tipo di jet (Egitto e EAU), ma solo l’ultimo ha basi aeree in Libia (Jufra and al-Khadim), avendo addirittura costruito la seconda nel 2017.

Nessuno dei due paesi ha ovviamente commentato il rapporto, ma appare sempre più chiaro come il coinvolgimento dei grandi giocatori nello scacchiere nordafricano sia sempre più intenso. Assicurare la vittoria di Haftar sembra essere diventata una questione di primaria importanza per aumentare il controllo sulla zona, sia per le sue immense risorse petrolifere, che per il suo status di “rubinetto” dell’immigrazione.

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