La riforma del Meccanismo Europeo di StabilitàTempo di lettura stimato: 4 min.

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Sigla in inglese del Meccanismo Europeo di Stabilità

Negli ultimi giorni la politica italiana è tornata ad infiammarsi a causa della riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). Dopo la vicenda del Russiagate i leader dell’opposizione Salvini e Meloni hanno attaccato di nuovo duramente il Premier Conte ritenendo che quest’ultimo abbia trattato con l’UE senza il consenso del Parlamento. Non sono mancate critiche neanche da parte dalla maggioranza. Il capo politico del M5S Di Maio ha contribuito ad aumentare le tensioni all’interno del Governo. Ieri il Presidente del Consiglio ha riferito alle Camere in merito alla vicenda. Cerchiamo di approfondire che cos’è questo fondo e come mai è nato il dibattito all’interno della politica italiana.

NASCITA DEL FONDO SALVA STATI

Durante la crisi dei debiti sovrani di alcuni Paesi UE nel 2010-2011 (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna ed Italia) è nato un primo fondo temporaneo. Si tratta del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF). Era una società di diritto lussemburghese che poteva sostenere finanziariamente gli stati in difficoltà e loro banche. Per fronteggiare il perdurarsi della crisi finanziaria l’EFSF, insieme al Fondo EFSM, è stato sostituito da un fondo permanente, cioè il MES.

CHE COS’È IL MES

A differenza del suo predecessore non è una società. Si tratta di un’organizzazione internazionale costituita con un Trattato affiancato, ma non incluso in quelli dell’UE. Il capitale è di 700 miliardi di Euro. I singoli Stati versano pro-quota in base al PIL. L’Italia è il terzo contribuente e partecipa con circa il 18%. Il MES prende le proprie decisioni con una super maggioranza dei voti. Occorre il consenso dell’85% delle quote. Opera in stretto coordinamento con la Commissione europea. I singoli Stati devono fare un’esplicita richiesta per accedere al Fondo. I prestiti sono soggetti ad una rigida condizionalità. È necessaria l’approvazione di un memerandum d’intesa con lo Stato in difficoltà per la definizione delle condizioni alle quali il prestito viene concesso.

LA RIFORMA DEL MES

Da diversi anni in Europa si parla di una sua riforma. Una prima novità riguarda il Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie (FSR). Se il FSR esaurisce i soldi a disposizione il MES può prestare le risorse necessarie fino a 55 miliardi. In secondo luogo la Commissione Europea dovrà tenere conto delle posizioni che esprimerà il MES quando si dovranno fornire programmi di assistenza agli Stati in difficoltà. Terzo, viene rivisto l’insieme di strumenti a disposizione per l’intervento del MES. Per ultimo i titoli del debito sovrano non dovranno più avere una clausola di azione collettiva (CAC), ma singola.

APPROFONDIMENTO DEGLI ASPETTI PROBLEMATICI

Con la riforma si modificano le condizioni di accesso alle linee di credito precauzionali e viene eliminata la possibilità di procedere direttamente alla ricapitalizzazione di istituti di credito in difficoltà. Le linee di credito sono due: la Precautionary Credit Line (PCCL) e la Enhanced Conditions Credit Line (ECCL). Fino ad ora entrambe le linee di credito potevano essere concesse agli stati in  difficoltà che accettavano un memorandum d’intesa. Con la riforma si stabilisce che per accedere alla PCCL sarà necessario avere un debito pubblico sostenibile, inferiore al 60% del PIL o convergente verso l’obiettivo della riduzione di un ventesimo all’anno. Il secondo aspetto riguarda le Clausole di azione collettiva. Sono clausole che consentono allo Stato in difficoltà di rinegoziare gli interessi e le scadenze dei titoli del debito pubblico. Con la riforma basterà la maggioranza del totale dei detentori dei titoli per autorizzare la rinegoziazione. Si parla appunto di “maggioranza singola“.

LE CRITICHE IN ITALIA

Secondo alcuni economisti italiani, fra cui Giampaolo Galli, con la riforma trapela l’idea che un Paese che richiede l’intervento del MES dovrà preventivamente ristrutturare il debito se questo non è considerato sostenibile. La ristrutturazione diventa una precondizione automatica. Un’altra critica riguarda l’aumento dei poteri del MES a discapito della Commissione. Per quanto riguarda le CAC a maggioranza singola si vuole evitare che possano facilitare eccessivamente la ristrutturazione del debito pubblico. Secondo il Governatore della Banca d’Italia il problema è che può passare l’idea che diversi Stati, fra cui l’Italia, potrebbero trovarsi facilmente nella situazione di dover ristrutturare il debito in seguito a semplici annunci.

ULTIMI SVILUPPI

I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo stanno lavorando ad un compromesso che possa andare incontro alle richieste dell’Italia. Non è prevista nessuna modifica alla riforma concordata a fine luglio. C’è la possibilità del rinvio di un paio di mesi della firma del trattato. I tecnici dell’Eurogruppo sono stupiti del dibattito che è scaturito in Italia. Secondo loro non c’è niente di pericoloso per il nostro Paese nel testo della riforma. Per l’entrata in vigore occorre l’approvazione unanime dei Capi di Stato e di Governo in occasione del Consiglio Europeo del 12-13 dicembre. Dopo questa approvazione i singoli Stati dovranno provvedere entro 12-18 mesi alla ratifica del trattato.

Bisognerà aspettare ancora qualche giorno per capire bene l’evoluzione della situazione. È importante sottolineare che la questione della sostenibilità del debito pubblico è molto importante per l’Italia. Il nostro Paese ha un rapporto debito pubblico/PIL del 133%. Sono i mercati, cioè i finanziatori dei Paesi, a giudicare in merito alla sua sostenibilità. Se in futuro dovessero giudicarlo non sostenibile l’Italia potrebbe trovarsi nella spiacevole situazione di dover ristrutturare lo stesso il suo debito pubblico a prescindere dall’intervento del MES.

 

 

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