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“Qualcuno seduto su una scrivania lontano migliaia di chilometri crede che l’Italia per ripartire debba attuare politiche di austerity? Bene, le facessero a casa loro”, ha commentato ieri sul suo profilo Facebook Luigi Di Maio, riferendosi ai moniti del segretario dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico in Italia, Angel Gurrìa. E ancora, “No intromissioni, grazie […], sappiamo quello che stiamo facendo”. A pochi giorni dalla stesura del DEF (Documento di Economia e Finanza), l’agenzia parigina ha infatti confermato le sue stime per l’andamento del PIL italiano, fissandole a un -0,2% per quest’anno e dichiarando che solo nel prossimo anno vedremo un aumento fino allo 0,5%.

All’irruenza delle parole di Di Maio, il ministro dell’economia Tria ha risposto con commenti più moderati, affermando che “l’OCSE non parla di austerity”. Infatti, nel suo rapporto non fa altro che sottolineare che dopo una modesta ripresa nel 2018, con il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 le prospettive per la crescita del PIL in Italia sono tutt’altro che rosee. Nonostante questi provvedimenti, RdC in primis, si pongano come obiettivo quello di andare incontro alle fasce meno agiate della popolazione, l’OCSE sostiene infatti che “gli effetti positivi sulla crescita dovrebbero essere scarsi, in particolare a medio termine”. Inoltre, “l’efficacia dipenderà in misura cruciale da sostanziali miglioramenti dei programmi di formazione e di ricerca di lavoro”, tutt’altro che scontati.

Fra le raccomandazioni dell’OCSE, troviamo in generale di “Abbassare e ridurre progressivamente nel tempo le prestazioni del Reddito di Cittadinanza e introdurre un sussidio per i lavoratori occupati a basso reddito per incoraggiare i beneficiari a cercare un impiego nel settore formale”. In generale, comunque, i suggerimenti volgono tutti a diminuire il ricorso al Reddito di Cittadinanza, siccome potenzialmente incoraggerà i lavori informali e creerà trappole della povertà. Più netta invece la bocciatura sulla riforma pensionistica, siccome “rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo sotto il profilo attuariale, accrescerà la diseguaglianza generazionale e farà aumentare il debito pubblico”.

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