Lotta alla droga attraverso abbattimento domanda, non repressioneTempo di lettura stimato: 3 min.

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Alessandra Dolci, credit:casateonline

Alessandra Dolci, procuratrice della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano, racconta le armi a disposizione nella lotta alla droga.

Alessandra Dolci è a capo della DDA di Milano e sta avendo un ruolo chiave nella lotta alla droga e alle organizzazione criminali in Lombardia.  L’abbiamo intervistata sulla principale fonte di introiti della criminalità organizzata: il traffico di stupefacenti. Milano è una città chiave per il transito e lo spaccio di droga, sia per la sua posizione strategica che per l’importanza economica del capoluogo lombardo. La ‘Ndrangheta questo l’ha capito da tempo. Dall’altra parte c’è però una forte azione di contrasto da parte dello Stato, con la procuratrice Dolci in prima fila.  L’intervista è stata resa a margine di un evento organizzato da Bocconi Students for Advocacy and Litigation.

Emergenza droga?

Le morti per overdose in Italia sono aumentate per il secondo anno consecutivo, record di crescita a Milano dove si è passati dai 14 morti del 2017 ai 32 del 2018. Come bisogna interpretare questi dati?
Secondo me una delle cause può essere l’aumento della circolazione delle droghe sintetiche e purtroppo il ritorno sul mercato degli stupefacenti dell’eroina.  L’eroina è una sostanza che ha avuto un drastico calo e che ora è tornata ad avere una grande richiesta.

Dati importanti per la crescita nel consumo di stupefacenti, siamo però lontani dai massimi della metà degli anni ‘90, quando i decessi per overdose in Lombardia sono stati 257 nel 1996.  Si può già parlare di emergenza droga in Italia?
Fortunatamente siamo ancora lontani dai dati di quegli anni. In questo momento c’è un grande impegno per abbattere la domanda di droga. L’unico modo per sconfiggere il traffico di sostanze stupefacenti non è la repressione delle organizzazioni criminali, ma la riduzione  drastica del numero degli assuntori.

Il caso Rogoredo

Il caso Rogoredo sta facendo scuola: fino all’anno scorso era considerata la piazza di spaccio più grande d’Italia, in pochi mesi è stata smantellata dalle forze dell’ordine. In questa lotta alla droga che ruolo ha avuto il tentativo di recupero dei tossicodipendenti dell’area?
Bisogna far attenzione al nome dell’operazione Rogoredo: “L’unione fa la forza”. Sono stati messi in campo presidi sanitari, assistenza psicologica e in un arco temporale di pochi mesi ben 102 ragazzi hanno accettato di entrare in percorsi di recupero. Questa è l’unica strada possibile. Se viene creata una sinergia tra magistratura, forze di polizia, prefettura e strutture sanitarie, si riesce a risolvere problemi particolarmente critici e delicati come il boschetto della droga di Rogoredo.

Secondo lei, ad oggi, Rogoredo è un caso risolto?
Rogoredo è in via di risoluzione. Purtroppo ci sono altre piazze di spaccio.

Il potere della ‘Ndrangheta

Dei traffici di droga a Milano si conosce il grande potere della ‘Ndrangheta. Come è la situazione ad oggi?
La ‘Ndrangheta è broker mondiale nel traffico di stupefacenti e in particolare nel traffico di cocaina. Ci sono altre organizzazioni presenti: albanesi, sudamericane, nigeriane. Però nulla di paragonabile rispetto alla ‘Ndrangheta.

Si sa quant’è il margine di profitto delle organizzazioni criminali sul traffico di stupefacenti?Un chilo di cocaina al produttore costa 1500-2000 euro e viene rivenduta sulla piazza di Milano a 40.000 euro. La cocaina poi subisce una serie di tagli, quindi il margine di guadagno è elevatissimo.

All’inizio di quest’anno è stato registrato un forte calo di reati a Milano, che però non ha riguardato il traffico di sostanze stupefacenti. Questo segnala un rafforzamento delle organizzazioni criminali secondo lei?
Potrebbe essere un segnale in questo senso. La ‘Ndrangheta, avendo bisogno di sostentamento di denaro per le famiglie dei detenuti, ha avuto necessità immediata di alimentare il welfare della organizzazione e ha investito ancora di più nel traffico di sostanze stupefacenti. Le numerose operazioni da parte nostra e della magistratura calabrese hanno contribuito a costruire questo stato di necessità.

Il sostegno delle istituzioni

Lei ha sempre sentito il sostegno dei Ministri degli Interni che si sono succeduti negli ultimi anni?
Nel contrasto alla criminalità organizzata sicuramente sì.

 

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