L’Italia e il rispetto delle leggi di StrasburgoTempo di lettura stimato: 2 min.

0
142

In un giorno solo, due sentenze della Corte Europea per i diritti umani danno torto all’Italia. E sono due sentenze che fanno male. La prima, riguardante l’Ilva di Taranto, ci condanna perché “il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio” di Taranto” e “le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata”. A rivolgersi alla Corte erano stati, tramite due ricorsi, 180 tarantini, nel 2013 e nel 2015.

La seconda sentenza, più in risalto sui media, vede l’Italia condannata per aver negato ad Amanda Knox, durante il suo primo interrogatorio del 6 novembre 2007, i giusti diritti della ragazza americana. Nello specifico, alla Knox, arrivata da poco in Italia e poco fluente in italiano, sarebbe stata negata la presenza di un interprete o di un avvocato e “non ha beneficiato di un’indagine capace di far luce sui fatti e su ogni responsabilità” una volta denunciato lo stretto trattamento a cui era stata sottoposta. Per dovere di cronaca, va anche detto che, sempre secondo la Corte, “non ci sono prove che la Knox sia stata sottoposta al trattamento inumano o degradante di cui si è lamentata”.

In ogni caso, questa è solo l’ultima delle sentenze che negli ultimi anni hanno visto l’Italia perdente: il caso Provenzano o i fatti della scuola Diaz, solo per citare due dei casi più clamorosi. Secondo Politico.eu, al 2017 su 9944 sentenze non implementate 2219 sono dirette all’Italia. Sostanzialmente, una su cinque. Siamo il peggior Stato d’Europa, subiamo condanne per non aver rispettato i diritti umani, accumuliamo milioni di risarcimento ogni anno, non li paghiamo in tempo, né aggiorniamo velocemente le nostre leggi, e poi si riparte da capo. Stati notoriamente autoritari e irrispettosi dei diritti umani come Russia e Turchia fanno meglio di noi (rispettivamente 1540 e 1342 sentenze non applicate).

Insomma, il nostro rapporto con la CEDU non è dei migliori, visto anche che il comitato dei Ministri, l’organo decisionale del Consiglio d’Europa e l’ente che si occupa dei richiami per chi non rispetta le sentenze, ci ha messo nello stesso gruppo di Russia, Ungheria e Moldavia, ossia i paesi con “bisogno di azioni urgenti e strutturali nel sistema”. Che sia il momento di rimetterci in pari con il resto d’Europa?

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.