L’intervento militare della Turchia in LibiaTempo di lettura stimato: 3 min.

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Erdogan con al Serraj a sinistra ed Haftar a destra

La guerra civile in Libia si combatte dal 2014. La fase più violenta è iniziata quando il maresciallo Khalifa Haftar con le sue milizie ha avviato l’offensiva verso la capitale Tripoli lo scorso aprile. La guerra sta diventando sempre di più una guerra combattuta indirettamente da altri Paesi. Nelle ultime settimane è entrato in scena un attore molto importante della Regione. La Turchia ha deciso di sostenere militarmente il Governo di accordo nazionale presieduto da Fayez al Serraj.

GLI SCHIERAMENTI 
Infografica di Alberto Bellotto

Lo scacchiere delle forze schierate in Libia è sempre più complicato. Il Governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj sostenuto dall’ONU con sede a Tripoli ha il controllo della Tripolitania. La Turchia ed il Qatar sostengono il Capo del Governo. Alla difesa della capitale partecipano anche alcune milizie, fra cui quella di Misurata. La parte orientale del Paese, la Cirenaica, è controllata da Khalifa Haftar. L’avanzata del generale ha trovato l’appoggio di Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Questi due Paesi hanno l’obiettivo di fermare l’ascesa dei Fratelli Musulmani nel Nord Africa e credono che Haftar possa essere utile allo scopo. Anche la Russia si è schierata al fianco dell’ “uomo forte della Cirenaica”.

INTERVENTO DELLA TURCHIA

Nelle ultime settimane il Governo di Serraj ha iniziato a fare più affidamento su Stati esteri. Il Presidente turco Erdogan ha depositato in Parlamento una mozione per l’invio di truppe in Libia a conferma dell’accordo siglato con il Governo di Tripoli il 27 novembre scorso. La Turchia è disposta ad aiutare militarmente Tripoli, anche con propri soldati, se Serraj dovesse richiederlo. Non è ancora chiaro se la Turchia voglia inviare sul campo i propri soldati per combattere oppure se decida di inviare solamente consiglieri e militari con compiti di addestramento. Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani circa 300 miliziani siriani provenienti da una fazione vicina alla Turchia hanno già raggiunto mercenari turchi sul territorio libico. Sempre secondo l’Osservatorio ai combattenti viene offerto uno stipendio tra i 2000 e i 2500 dollari al mese ed il loro soggiorno in Libia varia da 3 a 6 mesi. La Turchia ha creato dei centri per il reclutamento di combattenti nella Siria Nordoccidentale. Ci sarebbero altri 1000 miliziani siriani disposti a trasferirsi in Libia. Il Governo libico ha giustificato l’intervento della Turchia al suo fianco per il riequilibro militare sul campo.

IL VOTO

Il Ministro degli Esteri turco ha dichiarato che il voto del Parlamento sulla mozione avverrà il 2 gennaio. Il partito di Governo Akp ed il Movimento Nazionalista (Mhp) voteranno a favore. Invece il Partito Repubblicano (Chp), il Partito Democratico (Hdp) filocurdo ed il Boun partito (Iyi) sono contrari. Secondo l’opposizione un intervento militare causerà alla Turchia più problemi che benefici. Data la maggioranza assoluta del partito guidato da Erdogan la mozione non avrà problemi a passare in Parlamento.

LE REAZIONI

L’accordo tra la Turchia ed il Governo libico è stato fortemente criticato dai Paesi europei in quanto violerebbe l’embargo dell’ONU sulla vendita di armi in Libia. Si teme anche che l’accordo possa causare una reazione ancora più violenta da parte di Haftar che recentemente ha bombardato la città di Misurata. L’intervento della Turchia potrebbe provocare la reazione dell’Egitto. I rapporti fra i due Paesi sono molto tesi da quando molti Fratelli Musulmani egiziani hanno trovato riparo in Turchia. Il Presidente russo Putin ha dichiarato che l’ingerenza militare della Turchia in Libia non aiuta. Ulteriori sviluppi potranno scaturire dall’incontro ad Istanbul fra Erdogan e Putin il prossimo 8 gennaio. L’Unione Europea vuole privilegiare una soluzione diplomatica per il raggiungimento della pace e della stabilità in Libia. La posizione dei singoli Stati europei è sempre stata ambigua. La Francia non ha mai fatto mistero di simpatizzare per Haftar, mentre l’Italia dichiara di sostenere il Governo di unità nazionale, ma recentemente sembra che gli equilibri possano spostarsi. Ad inizio gennaio si terrà a Berlino una nuova Conferenza sulla Libia. I principali attori internazionali nello scenario libico (fra cui Italia e Francia) si riuniranno con l’obiettivo di trovare una soluzione politica alla crisi libica. La Conferenza in questione differisce da quella di Palermo in quanto non saranno presenti le forze attive militarmente sul campo, mentre per la prima volta gli Stati Uniti giocheranno un ruolo importante.

 

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