L’inferno afghano fra integralismo, siccità e crisi umanitariaTempo di lettura stimato: 2 min.

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L’Afganistan è sull’orlo del baratro. Un attentato talebano ha ucciso venerdì scorso almeno 33 persone (il bilancio finale rimane ignoto), altre 13 – tra cui 10 bambini – sono state vittime di un raid aereo della Nato. Stremato dalla peggiore siccità degli ultimi dieci anni, da un conflitto che sembra non avere fine e da una devastante povertà, lo stato afghano è secondo solo allo Yemen per gravità della crisi umanitaria. 13.5 milioni di persone – cifre pari a quasi un quarto della popolazione italiana – sono in condizioni di insicurezza alimentare e hanno accesso a meno di un pasto al giorno.
Ma come si è arrivati a questo punto?

Una guerra decennale

Negli anni ’90 salgono al potere gli integralisti talebani, che instaurano un regime dittatoriale e oppressivo. Un decennio più tardi, nel 2001, Al – Quaeda distrugge le torri gemelle, innescando la violenta reazione degli americani che cominciano una guerra per scovare Osama Bin Laden- leader del gruppo terroristico e mandante dell’attentato – e sradicare la forza talebana da poco insediata in Afghanistan. “Enduring Freedom” – garantire la libertà – è il nome della missione che la coalizione anglo americana è determinata a portare a termine. Migliaia di persone sono costrette a lasciare il paese, si installano i primi campi profughi anche in paesi limitrofi come il Pakistan. La guerra perdura fino al 2011 senza risvolti significativi: i talebani da un lato, le forze governative e gli USA dall’altro alternano momenti di successo e debolezza. Il conflitto ha conseguenze devastanti per la popolazione: aumenta la povertà, logora l’apparato produttivo e agricolo e semina morti. Le risorse scarseggiano e flussi sempre più numerosi di persone sono costrette a migrare.

Il cambiamento climatico e la mancanza di aiuti umanitari

Il riscaldamento globale ha reso le piogge sempre più scarse e imprevedibili, rendendo inutilizzabili le terre già sovrasfruttate o devastate a causa della guerra. Terreni prima adibiti all’agricoltura hanno perso la propria fertilità e costretto milioni di persone – private della maggiore fonte di sostentamento – a soffrire la fame.
I campanelli d’allarme erano già suonati nel 2017, nonostante il governo abbia dichiarato la siccità solo nell’aprile 2018. Un ritardo che ha reso gli aiuti umanitari lenti e inefficaci, costringendo 260000 persone a lasciare la propria casa e mettendo a dura prova le capacità di accoglienza della agenzie di soccorso.

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