Libia, gli equilibri si spostano: l’Italia apre ad HaftarTempo di lettura stimato: 1 min.

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Qualche giorno fa, proprio su queste pagine, avevamo scritto della telefonata tra Trump e il generale libico Haftar. Avevamo anche evidenziato quanto fosse strana quella telefonata degli Usa, in prima persona, al “cattivo“ della Cirenaica, che due settimane prima aveva attaccato senza motivo le zone controllate dal presidente Al-Serraj, sostenuto dalla comunità internazionale.

Piano piano, invece, si sta capendo che quella telefonata non era contro la volontà della comunità internazionale, ma anzi la anticipava, se non addirittura assecondava. È infatti di oggi la notizia che Giuseppe Conte, premier di un paese che, almeno ufficialmente, fino a qualche giorno fa sosteneva con forza Al-Serraj, non si schiera con “un singolo attore dello scenario libico.“ Conte, in visita a Pechino, sostiene che l’Italia mira alla stabilizzazione del paese e che questa “non può che passare da un immediato cessate il fuoco”. Il tutto mentre proprio oggi un maresciallo di Haftar lanciava un ultimatum al nostro paese, ammonendo i nostri soldati di lasciare l’ospedale militare di Misurata, in quanto considerati nemici.

Insomma, l’asse si sta dolcemente muovendo verso il generale Khalifa Haftar. Ora anche l’Italia (come anche altri attori della comunità internazionale) sembra accodarsi a Francia e Stati Uniti che, già da qualche tempo e per palesi e malcelati interessi petroliferi, supportano gli insorti. E, mentre l’Italia ancora una volta si trova a rincorrere e vede minacciate le sue prelazioni in Libia, Stati Uniti e Francia, come già capitato nel 2011, sembrano voler sfruttare il disordine in Nord Africa per scegliere la parte vincente e ottenere una fetta più importante nel commercio petrolifero.

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