Il Circo delle Leggi ElettoraliTempo di lettura stimato: 5 min.

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L’Italia: un paese istituzionalmente instabile

I politici italiani hanno una certa tendenza a mettere mano all’impianto istituzionale del paese ed in particolare alla legge elettorale. Da D’Alema e Berlusconi fino a Salvini e Di Maio quasi tutti hanno cercato di cambiare il nostro sistema politico, con più o meno successo.

Questo appare subito come un importante contrasto tra il nostro Paese e le grandi democrazie europee. Infatti, la maggior parte dei nostri vicini ha leggi elettorali molto stabili. Per esempio, in Spagna la legge elettorale è la stessa entrata in vigore nel 1977, anno di introduzione della democrazia. Il sistema tedesco è in vigore dal lontano 1949, continuamente aggiornato ma senza modifiche sostanziali. In Francia De Gaulle introdusse il maggioritario uninominale a doppio turno (descritto qui) ormai nel 1958. I sistemi elettorali nei tre paesi sono ormai incorporati nella cultura politica della popolazione e dei partiti. Questi sono visti come legittimi dalle forze politiche, con poche e sparse richieste di riforma.

In Italia negli ultimi 15 anni siamo passati da un maggioritario uninominale corretto (Mattarellum), ad un proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione (Porcellum), ad un proporzionale con premio alla lista ed eventuale secondo turno (Italicum) fino ad arrivare ad un proporzionale con componente uninominale (Rosatellum).

Nuove riforme in vista

Nelle ultime settimane il sistema politico si sta muovendo per cambiare nuovamente le regole del gioco. Infatti Salvini e la Lega, dopo aver votato per l’approvazione del Rosatellum meno di due anni fa, richiedono un referendum per abolire la componente proporzionale dell’attuale legge elettorale per ottenere un sistema maggioritario puro all’inglese (per maggiori informazioni vedi l’articolo su FPTP). Il governo “giallorosso” invece sta programmando una riforma in chiave proporzionale per bilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari.

Con questo articolo non si vogliono prendere parti nel dibattito tra i due sistemi (un dibattito spiegato qui) ma semplicemente contestare questa continua instabilità.

I continui cambi di impostazione delle leggi elettorali degli ultimi anni avrebbero qualcosa di comico, ma purtroppo hanno danneggiato la legittimità delle istituzioni agli occhi dei cittadini.

Inoltre si può dire che questa variabilità ha dato un contributo importante all’instabilità del panorama politico degli ultimi anni. Si possono infatti interpretare le continue scissioni e cambi di casacca visti negli ultimi anni anche come naturali conseguenze di tali cambiamenti.

Una storia di convenienze

Il tutto diventa ancora più grave se si guarda ai motivi effettivi per cui sono avvenute e stanno avvenendo queste modifiche.

Infatti nel 1993, in seguito agli scandali di Tangentopoli e sull’onda di un referendum in cui i cittadini in gran maggioranza si espressero a favore di un sistema più maggioritario, il Mattarellum ha sostituito il proporzionale puro (che ha regolato la politica italiana sin dal ritorno alla democrazia nel 1946).

In seguito, le modifiche continue e radicali della legge sembrano essere introdotte per ottenere, in modo miope, vantaggi immediati da parte di entrambe le forze politiche.

Il primo caso in cui possiamo osservare tale fenomeno fu il 2005, quando il governo Berlusconi III riuscì ad imporre a colpi di maggioranza il cosiddetto Porcellum.

Questa modifica avvenne pochi mesi prima delle elezioni dell’aprile del 2006 in cui la sconfitta del centrodestra sembrava ormai scontata. La legge era basata su un sistema proporzionale con premi di maggioranza differenti tra Camera e Senato. Alla Camera il premio  era assegnato in base al risultato a livello nazionale mentre al Senato esso si basava sul risultato a livello regionale. Il vincitore delle elezioni si trovava con una larga maggioranza alla Camera ma non al Senato. Il risultato era la debolezza del governo, come è in effetti successo sia nel 2006 che nel 2013.

Dopo soli 10 anni, nel 2015, quando il governo Renzi ancora una volta impose un cambiamento della legge elettorale non condiviso dalle opposizioni, ricorrendo al voto di fiducia sul Governo.  Il nuovo sistema (Italicum) prevedeva un sistema proporzionale con un premio di maggioranza. Questo sarebbe scattato per la singola lista che avesse raggiunto il 40% dei suffragi. Nel caso che nessun partito  raggiungesse questa soglia, il premio sarebbe andato al vincitore di uno spareggio al secondo turno.

La decisione di cambiare legge elettorale si spiega con la forza del PD di Renzi, che aveva ottenuto il 40,81% nelle europee del 2014. La destra rimaneva divisa in tre partiti, con la Lega e Forza Italia circa al 15% e Fratelli d’Italia al 4%. Quindi, sebbene il centrodestra fosse competitivo come coalizione, il focus sulle singole liste avrebbe favorito il PD.

Due anni dopo i sogni plebiscitari di Renzi erano finiti dopo la sconfitta al referendum e le sue dimissioni da capo del governo. Secondo i sondaggi il M5S si era rafforzato molto, a spese del PD, mentre il Centrodestra si rafforzava. La nuova legge elettorale (Rosatellum) fu approvata ancora a ridosso delle elezioni.

La nuova legge introdusse variazioni radicali rispetto alla precedente.

Le preferenze furono infatti sostituite da listini bloccati che hanno permesso a un Renzi in evidente declino di mantenere un grande potere nel PD anche nell’attuale legislatura (secondo una stima dell’AGI oltre il 60% degli eletti PD nel 2018 erano ascrivibili all’area dell’ex segretario).

Il premio di maggioranza legato alla lista fu completamente eliminato in favore di un impianto profondamente proporzionale, corretto da una quota di seggi uninominali assegnati alle coalizioni.

Questo radicale cambiamento nelle idee da parte della leadership del Partito Democratico è stato evidentemente influenzato dal desiderio di ridimensionare il Movimento 5 Stelle. Infatti quest’ultimo, non facendo parte di coalizioni, sarebbe stato danneggiato da questa legge rispetto ad una più simile all’Italicum.

Dove siamo adesso e cosa fare

Questo ci porta infine alla situazione attuale, con partiti che dopo aver promosso e supportato l’attuale legge cercano di cambiarla nuovamente. L’impressione è che oramai le leggi elettorali durino quanto i frenetici cicli politici italiani.

Il centrodestra, forte del suo attuale consenso, cerca una legge elettorale in grado di garantirgli un governo dai “pieni poteri”. Al contempo l’attuale maggioranza di governo vorrebbe un sistema proporzionale in chiave anti-Salvini secondo varie fonti, tra cui il Foglio.

Ci si domanda se le forze politiche vogliano garantire governabilità e rappresentatività  oppure se stanno facendo un semplice calcolo di interessi.
Solo se i partiti avranno una visione di lungo termine del sistema-paese, cercando di instaurare delle regole che siano in grado di durare nel tempo, i cittadini comprenderanno le regole che influenzano il nostro sistema politico e torneranno ad interessarsi alla politica.

La legge elettorale deve essere usata come mezzo per dare potere ai cittadini e permetter loro di esprimere le proprie preferenze, non per permettere ai partiti di manipolare le preferenze dei cittadini per crearsi maggioranze immaginarie o ridurre al minimo le perdite in maniera artificiale.

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