Le proteste di Hong Kong e la violenzaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Per il terzo giorno consecutivo, Hong Kong è paralizzata dalle proteste.
Da lunedì ad oggi difatti si sono verificate le ore più calde di tutta la protesta nella regione cinese. Gli studenti nelle piazze sono riusciti a bloccare il traffico ed ostacolare ogni servizio della città.
Le università hanno annunciato la chiusura per almeno una settimana e gli studenti stranieri stanno a mano a mano facendo ritorno a casa. Anche molte aziende si sono trovate costrette alla chiusura, dati i violenti scontri nelle strade
Oggi, dopo due giorni in cui gli scontri sono aumentati di intensità, la città si è svegliata completamente bloccata. Tunnel, sottopassaggi, ed intere strade sono occupate dalle proteste o dalla polizia che cerca di arginare i manifestanti.

Alcune compagini, nonostante le prime cariche della polizia, sono riuscite ad installare nuovamente le barricate precedentemente distrutte facendosi strada tramite il lancio di molotov artigianali.
Le loro azioni sono continuate per tutto il giorno e, di notte (ricordiamo che Hong Kong è nella fascia oraria +8, l’Italia +1), si sono registrati gravi incendi in zone presidiate dalle forze dell’ordine, costringendoli addirittura alla fuga. Le fiamme si sono però spente rapidamente, seppur i manifestanti non abbiano abbandonato quelle stesse postazioni.

Ma gli scontri frontali, quelli più violenti, si sono verificati all’ora di pranzo. La polizia ha arrestato alcuni manifestanti nel distretto finanziario, centinaia di altri manifestanti sono rimasti nella zona, alcuni di loro creando blocchi stradali costruiti tramite mattoni, pali di bambù e altri detriti.

Le proteste si erano nella spostate nella Chinese University of Hong Kong, i manifestanti e la polizia hanno partecipato a uno scontro di oltre 16 ore e si sono scontrati duramente per tutta la giornata di ieri, Martedì 12 Novembre. La scena era quella di una guerriglia per il controlo più o meno strategico di ponti e strade. Per tutto il giorno questi punti strategici hanno cambiato “possessore”. Tutto ciò fino a quando gli studenti costretti all’interno della Chinese University of Hong Kong e la polizia dopo aver bloccato le principali uscite ha usato gas lacrimogeni per un’ora impedendo anche di uscire ai manifestanti.
Sono ore tese e leggendo le testate giornalistiche o le varie interviste agli attori di questa protesta, sembra che questa non sia altro che un’escalation destinata ad esplodere.
Come risponderà la Cina consapevole che il mondo la osserva con attenzione?

Jacopo Caja due settimane fa ci aveva offerto un’approfondita analisi sulle proteste di Hong Kong.

Un articolo della CNN intanto ci può aiutare a comprendere meglio gli avvenimenti.

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