Le accuse di AOC a FacebookTempo di lettura stimato: 2 min.

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Il colloquio doveva prendere un’altra direzione, almeno nelle speranze del CEO e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. Davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei Deputati, il multimiliardario sperava di parlare di Libra, la nuova criptovaluta annunciata dal gigante dei Social Network. Zuckerberg si é invece trovato sotto il fuoco di una raffica di domande da parte della nuova stella del partito Democratico, Alexandria Ocasio Cortez. In un lungo colloquio, non sono mancate dirette accuse di AOC a Facebook. Le questioni trattate: Cambridge Analytica, le interferenze elettorali e il suprematismo bianco.

Il motivo dell’incontro

Zuckerberg si trovava ufficialmente a testimoniare davanti alla Commissione per la questione di Libra, la criptovaluta che Facebook sta tentando di introdurre per gestire le trattative sulle sue svariate piattaforme. Il tentativo ha fatto alzare più di un sopracciglio a Washington, spaventata di assistere a un’incontrollabile ascesa delle criptovalute e di perdere quindi la possibilità di influenzare l’economia con le decisioni della Banca Centrale. Per questo motivo, il CEO ha ricevuto una convocazione per testimoniare sull’argomento. La conversazione é stata però presa rapidamente in mano dalla deputata più giovane della storia, la socialista Alexandria Ocasio-Cortez. 

Le accuse e le risposte

La prima delle accuse di AOC a Facebook ha ovviamente riguardato lo scandalo di Cambridge Analytica. Nel 2016 infatti, si era registrata più grande fuga di dati nella storia dai server del gigante della Silicon Valley. La discussione ha poi virato su temi più immediati, come i timori per le interferenze politiche sulla corsa alla Casa Bianca 2020. Zuckerberg é apparso alle strette, ed infine é stato costretto ad ammettere le falle del sistema nel prevenire la diffusione di Fake News.

L’ultima delle accuse di AOC a Facebook ha poi riguardato il problema del suprematismo bianco su Facebook, che appare essere sempre di più in grado di sfuggire alle maglie della censura del social. In particolare, la deputata si é scagliata contro la rivista Daily Caller. Questa ha infatti acclamati collegamenti con il suprematismo bianco, e viene considerata un Facebook Fact Checker dalla ditta. “Devo concludere quindi, che le pubblicazioni vicine ai suprematisti bianchi siano sottoposte a un elevato livello di Fact Checking”.

La raffica di domande della deputata dimostra quanto sia difficile la convivenza tra i giganti del tech e i governi nazionali. Negli ultimi anni, infatti, si sta assistendo alla tendenza di vedere i social networks in maniera sempre più negativa. La diffusione di idee suprematiste e di radicalismi religiosi sembra essere una questione sempre più pressante per i governi, soprattutto quelli di nazioni multietniche come USA o il Regno Unito. Bisognerà aspettare per vedere chi vincerà in questa  battaglia tra gli Stati tradizionali e quelli virtuali.

 

(Crediti Immagine: GQ.com)

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