L’avvocatessa iraniana Sotoudeh condannata per aver difeso i diritti umaniTempo di lettura stimato: 2 min.

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È ufficiale. Nasrin Sotoudeh, avvocatessa e attivista iraniana in difesa dei diritti umani, è stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate. Una sentenza che conferma quella di primo grado emessa il mese scorso. Lo ha reso noto il marito Renza Khandan sul suo profilo Facebook. Sono sette i capi d’accusa, per i quali dovrà scontare la pena di 12 anni relativa al reato ritenuto più grave. Secondo la magistratura iraniana, Sotoudeh è colpevole di “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione”, di “aver complottato contro la sicurezza nazionale e minacciato il sistema”, nonché di ”essere apparsa in pubblico senza hijab”. L’avvocatessa è infatti nota per aver difeso diverse donne iraniane che si sono scoperte il capo per protestare contro l’obbligo di indossare il velo.

Sotoudeh si trova nel temuto carcere di Evin dal giugno 2018. Un luogo che non le è nuovo: vi trascorse tre anni in isolamento dal 2010 al 2013. Anche all’epoca l’accusa era di propaganda e cospirazione contro lo Stato. Per le ultime vicende, come dichiarato dal marito, l’avvocatessa ha scelto di non presentare ricorso, ritenendo il processo nei suoi confronti ingiusto e irregolare. Una decisione in linea con il rifiuto di farsi rappresentare da uno degli avvocati imposti dall’autorità giudiziaria, rivendicando il proprio diritto a una difesa indipendente dopo che essa le è stata negata.

Vincitrice del premio Sakharov istituito dal Parlamento Europeo, Nasrin Sotoudeh ha difeso, tra gli altri, molti attivisti e politici iraniani d’opposizione in seguito alle controverse elezioni presidenziali del 2009, che hanno visto esultare Mahmud Ahmadinejad nonostante le pesanti accuse di frode. Tra i suoi clienti il giornalista Isa Saharkhiz e l’avvocatessa Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Sotoudeh si è anche occupata di casi di pena capitale nei confronti di minorenni. Le sue battaglie e vicende personali hanno mosso gli animi della comunità internazionale. Il suo caso è stato sollevato anche dal Presidente francese Emmanuel Macron questo mese in occasione di una telefonata con la sua controparte iraniana Hassan Rouhani. Ma Teheran non sembra mollare la presa in quanto a repressione.

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