L’aumento del carburante e le proteste in IranTempo di lettura stimato: 2 min.

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Proteste in Iran a causa dell'aumento del carburante
Manifestanti bloccano un'autostrada nei pressi di Teheran durante le proteste anti-governative degli ultimi giorni

Nel paese esplode la protesta a seguito dell’aumento del prezzo del carburante. Dura la reazione del governo.

L’ondata di proteste che sta coinvolgendo il Medio Oriente ha raggiunto anche Teheran. Dopo Libano e Iraq, anche in Iran il popolo inizia a manifestare il proprio malcontento nei confronti del governo: i fattori scatenanti sono stati l’aumento del prezzo del carburante e la grave crisi economica che attanaglia il paese.

Le proteste

Il motivo che ha portato la gente a scendere in piazza è stato l’aumento del prezzo del carburante e il suo razionamento. L’economia iraniana è ripiombata in recessione dopo l’abbandono degli Stati Uniti dell’accordo sul nucleare. Da quel momento le nuove sanzioni USA hanno danneggiato pesantemente il paese e il benessere dei cittadini. Il governo ha dunque deciso di aumentare il prezzo delle benzine portandolo a 15.000 rial, circa 15 centesimi di euro. Nonostante resti uno dei paesi in cui il carburante è tra i più economici al mondo, l’aumento ha causato il malcontento della popolazione.

Il governo ha anche proceduto al razionamento del carburante, da oggi infatti si potranno acquistare un massimo di 60 litri al mese contro i 250 precedentemente permessi. L’Iran è al momento il paese con la quarta riserva al mondo di petrolio, ma ha serie difficoltà ad esportare viste le sanzioni che colpiscono il paese. La giustificazione portata dal governo è che i maggiori ricavi, secondo il Guardian le stime parlano di 2,55 miliardi di dollari l’anno, serviranno ad aiutare le famiglie povere in difficoltà.

Gli scontri maggiori sono avvenuti nelle città di Sirjan, dove c’è stata anche una vittima, e Behbahan. A Teheran invece le proteste hanno incluso la creazione di ingorghi di traffico in modo da paralizzare la città e creare ancora più disagi.

Le reazioni

L’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema del paese dal 1989, ha tuttavia difeso l’operato del governo, condannando le gesta di “teppisti sostenuti da potenze straniere”. Allo stesso modo, il Ministro degli Interni, Abdolreza Rahmani Fazli ha avvisato i manifestanti che da questo momento le forze di sicurezza interverranno per riportare la calma. Si preannuncia quindi una nuova escalation di violenze.

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il Segretario di Stato USA Mike Pompeo, il quale ha dichiarato che gli Stati Uniti ascoltano e sostengono la rivolta del popolo iraniano.

Le autorità hanno inoltre sospeso o rallentato il funzionamento di internet e preannunciano una forte repressione delle proteste.

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