L’assassinio di Piersanti Mattarella e l’importanza della lotta contro la mafiaTempo di lettura stimato: 6 min.

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Il tragico omicidio di Piersanti Mattarella.
Palermo, 6 gennaio 1980.
Pochi minuti dopo mezzogiorno, il presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella, esponente della Democrazia Cristiana, sta uscendo dal cancello di casa sulla propria automobile per recarsi a messa, quando un assassino a volto scoperto si avvicina al suo finestrino e lo fredda a colpi di pistola, davanti ai familiari inermi.
Mattarella morirà all’ospedale pochi minuti più tardi, mentre sul luogo del delitto il procuratore della Repubblica Pietro Grasso sta cominciando le prime ispezioni.

Prime ipotesi e depistaggi.
Nelle ore successive al tragico omicidio, gli inquirenti si mettono all’opera per cercare di identificare il movente e, soprattutto, il colpevole del delitto: le prime due piste portano, rispettivamente, al terrorismo estremista e alla mafia.
Con le prime indagini arrivano anche i primi depistaggi: diverse cellule terroristiche, infatti, sono pronte a rivendicare l’attentato, dalle brigate rosse ai nuclei armati rivoluzionari.
Si pensa alla mafia poiché da anni, Piersanti Mattarella, stava riuscendo, con una serie di provvedimenti, a ridare dignità ad una regione dove i rapporti fra politica e criminalità organizzata erano all’ordine del giorno.
Le ipotesi che vedono un coinvolgimento di gruppi estremisti si basano invece sul fatto che il presidente siciliano avesse aperto ad un’alleanza con i comunisti: quasi due anni prima, per motivi analoghi, era stato rapito ed ucciso a Roma il compagno di partito Aldo Moro.

Un uomo votato alla politica e alla legalità.
Piersanti Mattarella nasce nel 1935 a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ed è figlio di Bernardo, esponente di spicco del Partito Popolare prima e della Democrazia Cristiana poi, e più volte ministro, e fratello di Sergio, che diventerà Presidente della Repubblica nel 2015.
Dopo gli studi giuridici, viene eletto al consiglio comunale di Palermo nel 1964, e all’assemblea regionale siciliana tre anni dopo. Sin da subito, cerca di riformare la burocrazia e di rendere all’avanguardia il sistema amministrativo, vedendo come un punto di forza l’alleanza con i socialisti, ma deve guardarsi le spalle da molti nemici, tra i quali personaggi militanti nel suo stesso partito, quali ad esempio Vito Ciancimino, i cui rapporti con Cosa nostra appaiono più che cordiali.
Mattarella, però, resta estraneo ai giochi di potere ed afferma convintamente come per il cristiano debba essere impossibile scindere l’azione politica dalla morale.

Mattarella alla guida della regione Sicilia.
Nel 1971 gli viene assegnato l’assessorato regionale al bilancio, ed è proprio da questa posizione che Mattarella comincia a rivoluzionare profondamente la politica siciliana. Le ripetute crisi politiche in cui la Democrazia Cristiana siciliana si trova fanno sì che si cerchi una sorta di apertura al Partito Comunista: l’unico uomo che può mettere d’accordo tutti è proprio l’assessore DC di origini trapanesi.
È il 1978 quando Piersanti Mattarella diviene presidente della regione Sicilia. La sua giunta è composta da esponenti democristiani, socialisti, liberali e socialdemocratici, e gode dell’appoggio esterno del Partito Comunista.
È l’inizio di una nuova stagione politica per la Sicilia, col nuovo presidente regionale che inizia a lottare sin dal primo istante contro il sottosviluppo e, soprattutto, la mafia.
Mattarella cerca appoggi in Sicilia ma anche a livello nazionale, dialogando con il ministro dell’interno Francesco Cossiga. Da presidente regionale riesce a fare approvare, malgrado le resistenze, diversi provvedimenti, quali ad esempio il ridimensionamento degli assessori regionali (che talvolta agivano da padroni incontrastati), la legge sulla programmazione economica (con la spesa pubblica che ora è trasparente ed ordinata), la legge urbanistica (che abbassa di molto gli indici di edificabilità dei terreni), e le ispezioni e i controlli sui collaudatori delle opere pubbliche e sugli appalti.
I molti successi di Piersanti Mattarella accrescono la sua popolarità in tutto il paese, tanto che si arriva a parlare di lui come possibile successore di Aldo Moro alla guida della corrente democristiana di sinistra.

La lotta contro la mafia e la morte.
Quando Moro viene sequestrato e ucciso, l’inquietudine di Mattarella, che inizia a temere anche per la propria incolumità, cresce.
Intanto, si interrompono del tutto i dialoghi tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, a livello nazionale ma anche locale, tanto che, quando nel 1979 il presidente siciliano presenta la nuova giunta, non gode più dell’appoggio del PCI.
Lo scontro con la mafia si fa sempre più duro, con Cosa nostra che il 9 marzo 1979 uccide a colpi di pistola Michele Reina, segretario provinciale della DC. Mattarella reagisce chiedendo unità nella lotta alla criminalità organizzata.
Cosa nostra, però non ha intenzione di fermarsi, ed uccide a luglio Boris Giuliano, capo della squadra mobile palermitana, a settembre Cesare Terranova, capo dell’ufficio istruzione (ucciso assieme al maresciallo Mancuso, che gli fa da scorta).
Il presidente della regione si espone ancora, invitando in Sicilia il Presidente della Repubblica Sandro Pertini per far sì che egli testimoni la solidarietà dello Stato verso una terra che continua la sua lotta contro la criminalità.
Piersanti Mattarella è sempre più preoccupato, e confida ai propri più stretti collaboratori, oltre che a Virginio Rognoni, successore di Cossiga al Viminale, di avere la sensazione che stia per accadergli qualcosa di brutto, soprattutto a causa del ritorno sulla scena politica siciliana di un individuo come Vito Ciancimino.
Il 5 gennaio 1980, il presidente siciliano afferma, in un’intervista al Giornale di Sicilia, che i rapporti tra mafia e politica vanno troncati dove essi nascono, ovvero nelle inefficienze della pubblica amministrazione.
Sarà la sua ultima intervista, in quanto il giorno seguente verrà assassinato, a soli 44 anni.

Le indagini e la sentenza.
Le indagini sono molto lunghe e complesse, e diversi anni più tardi il giudice Giovanni Falcone incrimina, per l’omicidio di Mattarella, Giuseppe Valerio Fioravanti, terrorista di estrema destra: sono molti gli indizi che fanno pensare alla sua colpevolezza, tra cui il fatto che al momento dell’accaduto egli si trovasse a Palermo ed alloggiasse vicino all’abitazione del presidente siciliano, ma a pesare sono soprattutto le testimonianze, e fra queste spicca quella della vedova di Mattarella, che riconosce prima in foto e poi in un confronto all’americana l’imputato.
Durante il processo, però, arrivano le testimonianze di alcuni pentiti di mafia, come Tommaso Buscetta, che fanno cadere la pista estremista.
Questi spiegano come l’omicidio sia stato pianificato e gestito interamente da Cosa nostra, ma non riescono a fornire indicazioni precise su chi possa essere stato il killer materiale.
Quindici anni dopo l’assassinio del governatore siciliano, nell’aprile 1995, arriva la prima sentenza, che indica come mandanti alcuni boss di Cosa nostra quali ad esempio Totò Riina, Pippo Calò e Bernardo Provenzano, tutti condannati all’ergastolo.
Fioravanti e Cavallini (altro esponente dei gruppi terroristici neofascisti) sono invece assolti.
Nel febbraio 1998 la sentenza viene confermata in appello, nel maggio 1999 c’è invece il via libera della Corte di cassazione.

Quarant’anni dopo.
A quarant’anni dall’accaduto sono ancora molti i dubbi sull’assassinio di Piersanti Mattarella.
Non si è mai saputo infatti chi abbia effettivamente sparato al governatore siciliano, così come non si è mai stabilito se la politica locale, così come alcuni centri di potere deviati, siano stati o meno complici del delitto.
Tutti questi interrogativi difficilmente troveranno risposta, ma ciò che invece sarà sempre chiaro a tutti è l’impegno dimostrato da Mattarella nella lotta alla mafia.
Il governatore siciliano è stato un uomo guidato da nobili princìpi, che ha continuato la sua battaglia anche sapendo che sarebbe andato incontro alla morte, ed il suo coraggio lo rende e lo renderà un esempio per le generazioni attuali e future.

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