La Turchia in recessioneTempo di lettura stimato: 1 min.

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È aria di tempesta per due grandi protagonisti politici del 2018. Così come per Trump, i deludenti risultati economici hanno giocato un brutto scherzo al presidente turco Erdogan, che, in prossimità delle elezioni comunali di Istanbul e Ankara, deve affrontare lo spettro della recessione.
La prima recessione degli ultimi dieci anni è dovuta al crollo della lira e ad un rialzo esponenziale dei tassi d’interesse. La crescita economica ha subito una brusca frenata, pari a -2.4% rispetto ai quattro mesi antecedenti. Con prezzi in aumento, un alto tasso di disoccupazione e una riduzione del GDP (prodotto interno lordo – uno dei principali indicatori della performance economica di un paese) stimata al 2.5% per il 2019, le promesse del ministro delle finanze turco che prevede un ritorno alla crescita entro la fine dell’anno sembrano al momento poco rassicuranti.

Mentre il deficit commerciale americano in aumento polverizza le aspirazioni e ricalcola al ribasso le aspettative economiche del tycoon, Erdogan subisce le amare conseguenze della guerra commerciale con Trump e gli Stati Uniti. Una guerra iniziata in parallelo con quella USA-Cina, che ha reso estremamente costose le importazioni turche sul territorio americano, costringendo la banca centrale turca a misure straordinarie che hanno portato il paese alla recessione odierna.

Ma le battaglie in campo economico nascondono ben più radicati conflitti politici: dal disaccordo sul confronto con l’ISIS al piano turco per l’acquisto di armamenti nucleari russi, le tensioni diplomatiche stanno logorando il rapporto fra i due stati. Ancora una volta il protezionismo e l’isolazionismo stanno portando in concomitanza pessime notizie ai loro promotori.

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