La Russia ritorna nel Consiglio d’EuropaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Il voto

Oggi l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) si è trovata a votare su una questione di grande importanza: le reintroduzione della Russia con pieni poteri. Il Paese era infatti stato escluso nel 2014 a seguito dell’occupazione della Crimea. Il problema non si ferma lì: la Russia ha ignorato molte delle decisioni del CdE, e nel 2015 ha anche stabilito che la propria Corte Costituzionale ha il potere di annullare le sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani (ECfHR).

Il Ministro degli Esteri russo Lavrov aveva lasciato intendere che, se il voto non fosse passato, la Russia avrebbe abbandonato il Consiglio d’Europa. Proprio per questo motivo la proposta ha ricevuto molti voti favorevoli da diversi Paesi, tra cui Francia e Germania, convinti che sia meglio avere la Russia all’interno del Consiglio piuttosto che fuori. Se anche non rispetta tutte le regole – questo è il ragionamento -, perlomeno si impegna formalmente a rispettarle, il che è già una conquista per un Paese che non viene certo annoverato tra i più mansueti.

Chi ha votato a favore?

Il voto per la mozione diviso per gruppo politico

Il voto vede una sinistra molto favorevole, una destra contraria e i due gruppi al centro (liberali e democristiani) profondamente divisi. Significativo è anche vedere il voto per Paese:

Verde: 75% o più favorevoli; Giallo: maggioranza favorevoli; Arancio: maggioranza contrari; Rosso: 75% o più contrari

Il voto mostra come i Paesi più vicini alla Russia abbiano votato compattamente contrari alla sua riammissione. Dall’Ucraina e dall’Estonia in particolare sono arrivate forti proteste per l’esito del voto, che ha spaccato il Consiglio.

Tutto è bene quel che finisce bene… se finirà bene

Sono comprensibili le proteste di quei Paesi che più si sentono minacciati dalla Russia, e che vorrebbero norme più fiscali sul comportamento dei Paesi Membri. Tuttavia, cacciare la Russia non è la soluzione. Il Paese non si preoccupa minimamente di calpestare alcuni dei diritti sanciti dalla Convenzione Europea, né di aggredire altri Stati Membri. Eppure la sua presenza nella Corte di Strasburgo la tiene attaccata, anche solo flebilmente, a qualcosa di cui la Russia ha disperatamente bisogno: lo stato di diritto. Resta la speranza che l’influenza benevola dei Paesi che fanno capo a Strasburgo possano cambiare l’orso bruno.

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