La Russia allunga le mani sull’AfghanistanTempo di lettura stimato: 1 min.

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Soldati americani in Afghanistan

Recentemente ci eravamo concentrati sul futuro ritiro delle truppe americane dal territorio afghano annunciato da Trump. Nonostante questo segni un’inevitabile ammissione di sconfitta nella guerra durata quasi 18 anni, il presidente americano ha ribadito durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 6 febbraio il suo impegno a ritirare i contingenti americani, perché “le grandi Nazioni non combattono guerre senza fine”. Inoltre, ha riaffermato di aver accelerato i negoziati a Doha con i rappresentanti del movimento degli studenti coranici.

Sempre mantenendo una linea molto più volta al bilateralismo piuttosto che al multilateralismo, l’attuale amministrazione americana sembra non considerare importanti le potenze che si contendono i territori vicino all’Afghanistan, come Cina, India, Russia e Pakistan. Infatti, il disimpegno americano si sta sviluppando senza tenere in considerazione le opinioni di questi paesi, che risultano essere attori fondamentali per la stabilità di un’area territoriale delicatissima. Questo sta portando a maggiori preoccupazioni e ad un elevato attivismo, specialmente da parte di Mosca.

Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa

La Russia non intende affatto rimanere fuori dal processo di ridisegno degli equilibri nel territorio afghano. Il primo incontro sull’Afghanistan, dopo quasi quarant’anni di oblio causato dall’invasione sovietica nel 1979, risale a 2016: Cina, Pakistan e Russia avevano dettato un approccio volto alla distensione dei rapporti tra il governo di Kabul e il movimento talebano. Questo ha rappresentato un cambio di rotta fondamentale: se prima i Talebani erano considerati nemici, in quanto diffusori dell’idea di jihad, ora invece essi vengono non solo ritenuti come un semplice attore nel panorama afghano, ma anzi come alleati contro l’espansione dello Stato Islamico.

Pochi giorni fa Zalmay Khalilzad, l’inviato americano a Doha, ha chiesto proprio ai Talebani di cooperare per impedire la diffusione transnazionale dello Stato Islamico. Una strategia che da quasi tre anni Mosca sta già giocando, nel tentativo di avere un ruolo determinante per gli sviluppi dell’area.

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