Il referendum costistuzionale e le donne in CileTempo di lettura stimato: 4 min.

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donne Cile

Manca solo un mese e mezzo al referendum in Cile che potrebbe cancellare la Costituzione del 1980, ereditata dalla dittatura di Pinochet. Il movimento femminista in Cile si è mosso per garantire la partecipazione delle donne nella sua stesura.

Il 26 aprile la popolazione cilena sarà chiamata a votare per il referendum col quale si deciderà se cambiare l’attuale Costituzione, risalente alla dittatura di Pinochet. Un grande risultato per i manifestanti: da ottobre, infatti, più di un milione di cittadini scende ogni giorno nelle piazze cilene per protestare contro un governo a loro dire corrotto che favorisce le disuguaglianze sociali. La concessione di Piñera evidenzia il suo tentativo di avvicinarsi alla popolazione, che non è però decisa ad accontentarsi.

La consultazione popolare

Con il prossimo referendum, i cittadini cileni dovranno esprimere la propria opinione sulla stesura di una nuova Costituzione e sull’eventuale organo a cui affidare il compito: una “Convenzione Costituzionale” (formata unicamente da membri del Parlamento) o una “Convenzione Costituzionale Mista” (costituita da deputati e cittadini eletti). Secondo l’ultimo sondaggio di Cadem, il 74% dei cileni sarebbe a favore di una nuova Costituzione e di questi il 52% per un’assemblea costituente composta unicamente da deputati.

L’evento passerà alla storia sia per il forte messaggio ideologico che per l’impatto sulle diseguaglianze di genere. Eliminare la Costituzione del 1980 è infatti un’occasione per rifiutare il sistema patriarcale imposto da Pinochet, ancora presente nella società cilena e riflesso nel governo. Basta pensare alle ultime dichiarazioni dell’attuale presidente: “non è solo la volontà degli uomini di abusare, ma anche la posizione delle donne ad essere abusate”. 

Il primo partito di sole donne in Cile

Il fronte femminista cileno, unito contro le discriminazioni e gli abusi sessuali subiti da molte manifestanti da parte dei carabineros, ha raggiunto vari obiettivi.

Il collettivo Lastesis ha ottenuto fama mondiale con il flash-mob “Un violador en tu camino”, organizzato il 25 novembre per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il testo della performance è stato scritto dal gruppo basandosi su un testo dell’antropologa femminista Rita Segato e denuncia lo stupro e la violenza di genere.

L’attivismo del collettivo è stato fonte di ispirazione per la nascita del primo partito cileno di sole donne: il Partido Alternativa Femminista (Paf), fondato il 28 gennaio. “Siamo convinte che la nuova Costituzione annunciata dal presidente Piñera non possa essere scritta senza la presenza femminista e senza parità. L’unica maniera di partecipare al processo costituente senza dipendere dai partiti attuali è proprio dare vita a una nuova forza politica”, ha detto Rosa Moreno Moore, presidente del Paf. 

Altra conquista delle combattenti cilene è stata l’approvazione della legge per la pari rappresentanza di genere nell’assemblea che avrà il compito di scrivere la nuova Costituzione. “La rappresentazione delle donne nella scena politica è il maggior deficit della democrazia in Cile” ha affermato la senatrice Ximena Orden. La composizione del parlamento lo conferma: gli uomini occupano infatti più di 3/4 dei seggi (Data World Bank, 2019).

Parità di genere?

La scarsa inclusione delle donne nella vita politica cilena non è un problema a sé stante: fonda le sue radici sulla struttura patriarcale della società stessa. Il recente sviluppo economico ha sicuramente portato a risultati nella parità di genere in termini di opportunità lavorative. La vita di ogni giorno continua però a essere influenzata da disuguaglianze socio-economiche ed educative. 

Secondo Lucia Fort, il Cile deve far fronte a tre paradossi, le cui cause si possono ritrovare nella preparazione al mondo del lavoro inadeguata, nella mentalità tradizionalista verso i ruoli nella famiglia e nella scarsa assistenza all’infanzia. 

In primis, il miglioramento nell’educazione non ha portato ad un aumento proporzionale della partecipazione delle donne alla forza-lavoro. Secondo il Global Gender Gap Report 2020, il Cile è 111esimo per partecipazione e opportunità economiche. 

Fonte: http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf

Inoltre, il gender pay gap è ancora alto. Il Pil pro capite delle donne è il 47% meno di quello stimato per gli uomini.

L’ultimo paradosso è la limitata partecipazione alla forza-lavoro delle donne con alti tassi di povertà, al contrario del trend generale.

Il ruolo della Costituzione

Una nuova Costituzione cambierebbe qualcosa? La ricerca delle accademiche Lambert e Scribner ha dimostrato che il riconoscimento costituzionale della parità di genere porta a miglioramenti nella posizione della donna nella società. Le due studiose hanno messo a confronto le Costituzioni del Cile e dell’Argentina. La differenza tra le due è che, mentre la seconda ha un linguaggio esplicito contro le discriminazioni e diseguaglianze di genere, la Costituzione cilena non si sofferma sulla questione. L’unica eccezione è l’emendamento del 1990: “gli uomini e le donne sono uguali davanti alla legge”. La Costituzione cilena va a sostegno del patriarcato di Pinochet e valorizza la famiglia, dove tradizionalmente la distinzione tra i generi gioca un ruolo importante. L’articolo 1 afferma infatti: “Le persone sono nate libere e uguali in dignità e diritti. La famiglia è il nucleo fondamentale della società”.

Un nuovo inizio

Il futuro delle proteste cilene è incerto, soprattutto con la recente minaccia del coronavirus. Per far fronte all’emergenza nazionale il governo di Piñera ha infatti vietato assembramenti di più di 500 persone e sta riflettendo su un eventuale rinvio del referendum. La posticipazione del confronto non spegnerà però il desiderio di cambiamento della popolazione. I sondaggi mostrano che in Cile uomini e donne vogliono una società più equa, libera dal patriarcato. La nuova Costituzione potrebbe essere il primo passo per raggiungerla.

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