La linea difensiva di Matteo SalviniTempo di lettura stimato: 2 min.

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Nelle prossime ore, Matteo Salvini dovrà presentare alla Giunta per le immunità del Senato la sua memoria difensiva, e la bozza del documento ha già cominciato a girare per Palazzo Madama. Il vicepremier, che aveva già annunciato che non si sarebbe avvalso di un avvocato per la stesura della sua difesa e che non avrebbe parlato alla Giunta (nessuno dei due atti era, in effetti, obbligatorio, trattandosi di un’audizione e non di un processo), è infatti a rischio processo per i noti fatti della nave Diciotti. La concessione o meno dell’autorizzazione a procedere dipenderà, con ogni probabilità, dal voto degli alleati grillini.

È esattamente per questo motivo che Salvini, probabilmente affiancato da Giulia Bongiorno, Ministro per la pubblica amministrazione e penalista di lungo corso, nella sua memoria difensiva si basa su alcuni punti salienti. Primo e preminente tra tutti, il fatto che la decisione sia stata presa da consiglio dei Ministri al suo completo, e non da uno in particolare. A questo proposito, Di Maio aveva anche accusato qualche giorno fa il Tribunale dei Ministri, sostenendo che la corte avesse quasi integralmente ignorato i fatti dal punto di vista dell’esecutivo e promettendo, insieme al premier Conte, di redigere una loro memoria difensiva.

Le altre motivazioni sono invece di carattere più ideologico/politico: si accenna infatti al rischio di terroristi a bordo della nave e viene anche tirata in mezzo la messa in pericolo dei confini nazionali a causa degli sbarchi.

Salvini, sembrerebbe, porterà come punti a suo favore il fatto che nessuno dei migranti abbia rischiato la vita (le cure sono state assicurate per tutto il tempo del sequestro) e l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra, che cita testualmente che a un rifugiato può essere negato lo sbarco “se per motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del Paese in cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto Paese”. Se Salvini riuscisse a dimostrare la validità di quest’ultimo argomento, l’assoluzione sarebbe probabilmente certa e l’autorizzazione a procedere superflua.

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