Kosovo: patto col diavolo per riprendere il viaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Bandiera nazionale dello Stato del Kosovo.

Prevista per il 29 aprile prossimo a Berlino la conferenza regionale che vedrà partecipi Emmanuel Macron, Angela Merkel (i due consules dell’UE) e i team negoziali di Kosovo e Serbia. In un’intervista al quotidiano britannico The Guardian, il presidente kosovaro Hashim Thaçi ha infatti dichiarato che un accordo con Belgrado è possibile entro quest’anno. Con un appello ai media internazionali per incoraggiare la Serbia ad assumere una posizione più accomodante, Fatmir Limaj, negoziatore di primo piano per il Kosovo, ha affermato che la dirigenza kosovara è pronta alla prosecuzione del dialogo per arrivare a un accordo con Belgrado, mettendo finalmente un punto all’impasse fra i due stati.

Tuttavia, dal canto suo Belgrado ha stabilito come prerequisito per la ripresa dei negoziati l’abolizione dei dazi doganali maggiorati del 100% sui beni provenienti dalla Serbia, imposti da Pristina nello scorso 2018 come gesto di rappresaglia. Ma a prescindere da questo singolo avvenimento, i rapporti fra i due stati sono tesi sin dal dopoguerra del 1998-99, siccome la Serbia non ha neanche riconosciuto lo stato del Kosovo in quanto tale. E nonostante le morti e i feriti che lo scontro fra gli albanesi separatisti e i serbi ha causato, il presidente Thaçi si dice disposto a sedere al tavolo delle trattative con i nemici storici  per consentire al Kosovo di decollare. “Date le circostanze attuali, con queste tensioni, non vedo come investitori stranieri possano voler investire nella nostra regione”, ha affermato a questo proposito.

Quindi, a dispetto dei notevoli risultati ottenuti nell’ultimo decennio dall’amministrazione kosovara, la disoccupazione galoppante (al 30%, e al 50% quella giovanile), le tensioni con la Serbia, il fatto che non sia riconosciuto in quanto entità statuale da tutti gli stati membri dell’Unione Europea, e che pertanto i suoi cittadini siano gli unici a ovest della Bielorussia a dover richiedere il visto per viaggiare all’interno dell’area Schengen, non sono altro che fattori frenanti per la crescita economica e politica del controverso paese.

Laddove le responsabilità della situazione complessa in cui si trova il Kosovo vengono attribuite principalmente alla limitrofa Serbia, data la situazione attuale sarebbe forse il momento per Thaçi e i suoi di fare il primo passo verso un cammino sicuramente meno ostacolato…

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