Italia in recessione tecnica, Pil in calo nell’ultimo trimestre del 2018Tempo di lettura stimato: 2 min.

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Doccia fredda per l’economia nazionale: dopo quattordici trimestri in crescita l’Italia è in recessione tecnica. La conferma delle previsioni è giunta nella giornata di ieri (giovedì 31 gennaio) dai dati Istat, secondo cui gli ultimi tre mesi del 2018 hanno registrato una contrazione del Pil dello 0,2%. Ciò si somma all’arretramento dello 0,1% del periodo luglio-settembre, concretizzando quindi la recessione tecnica: viene definita così una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi.

Si può già parlare di crisi economica? Individuare una recessione non è semplice e monitorare l’andamento del Pil non è sufficiente. Vanno considerati tra gli altri indicatori quali occupazione, consumi, produzione industriale e reddito familiare, assieme all’andamento demografico. Ma un’analisi così complessa può certificare una recessione solo quando questa è già ben oltre la sua data d’inizio. Mercati e governi hanno orizzonti temporali alquanto diversi e richiedono informazioni in intervalli molto più brevi. Ecco perché si servono di regole come quella della recessione tecnica che, pur non dando risposte su gravità e durata della flessione economica, rappresentano eloquenti avvertimenti sulle tendenze della crescita.

In base ai dati trimestrali dell’Istituto di statistica, il Pil italiano sarebbe aumentato dell’1% nel 2018. Anche se un’analisi più approfondita verrà resa nota solo il primo di marzo, il rapporto mette in luce il rallentamento dell’economia italiana, se si considera che il Pil era cresciuto dell’1,6% nel 2017. Una congiuntura negativa che potrebbe espandersi alla Germania. Il nostro Paese è stato il primo dell’eurozona ad annunciare la recessione tecnica, ma si attendono i dati di Berlino, le cui stime di crescita sono state riviste. Se il 14 febbraio gli esiti sull’andamento del Pil tedesco nell’ultimo trimestre del 2018 saranno negativi, la Germania ci affiancherà nel triste risultato.

Intanto i principali esponenti del “governo del cambiamento” buttano acqua sul fuoco. “Non abbiamo ragione di perdere la fiducia, anzi abbiamo tanto entusiasmo” è il commento del premier Conte, secondo cui  la recessione è un “fattore transitorio” dovuto alla guerra di dazi tra Usa e Cina. Anche a detta del vicepremier Luigi Di Maio l’attuale esecutivo non è responsabile del rallentamento dell’economia: «I dati Istat sul Pil testimoniano una cosa fondamentale: chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi», questo il suo giudizio. Ma si mostra preoccupato il motore economico del Paese. E allora a indicare la strada è il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il quale chiede di “aprire immediatamente i cantieri” per i quali “ci sono risorse già stanziate per oltre 26 miliardi”.

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