“In Italia molta redistribuzione e poca analisi dei risultati”Tempo di lettura stimato: 3 min.

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Orizzonti Politici il 16 febbraio ha intervistato Thomas Manfredi. Responsabile di analisi statistica ed econometria sulle politiche sociali all’OECD e membro dell’associazione Liberi Oltre. Durante l’evento tenutosi a Venezia il 15 e il 16 febbraio abbiamo posto alcune domande riguardanti alcuni aspetti della politica economica del nostro paese. Le domande sono legate ai temi affrontati durante l’evento veneziano.

Cosa ne pensa delle analisi presentate oggi da Tortuga nel libro “Ci pensiamo noi”?

Credo che sia molto importante legare ad ogni proposta un’analisi fattuale della situazione. Oggi Francesco Luccisano parlava giustamente dell’importanza della valutazione nella scuola. Secondo me possiamo estendere questo concetto, infatti oggi ogni politica economica ha bisogno di un’attenta valutazione ex-ante ed ex-post. Questo aspetto metodologico in “Ci pensiamo noi” è fatto molto bene.

Certamente ci sono alcune proposte che andrebbero studiate meglio. Le politiche sociali tendono a sedersi sull’esistente con una visione prettamente redistributiva della politica economica. Secondo me sarebbe meglio guardare un po’ di più agli incentivi che alla semplice redistribuzione. In Italia oggi si tende a pensare che il mondo sia fermo, quindi la politica economica si incentra prevalentemente nel distribuire le risorse. Questa immobilità è presente anche nell’attuale governo, dove si spostano semplicemente risorse da una parte all’altra.

Qual è secondo lei il modo migliore per migliorare la condizione dei giovani in ambito pensionistico?

In ambito pensionistico per i giovani abbiamo ancora un po’ di tempo per pensarci. Oggi in Italia abbiamo dei grandi studiosi del mercato del lavoro che vanno assolutamente sfruttati. Tito Boeri, Elsa Fornero… ci sono molti esperti del mercato del lavoro italiani riconosciuti a livello internazionale. Questa risorsa di competenze deve essere sfruttata.

La soluzione per i giovani deve essere pensata in maniera organica. Bisogna prendersi il tempo per un’analisi approfondita della questione, in maniera tale da fare una proposta adeguata. È importante che ci sia una clausola forte che valga solo per le nuove generazioni basata sull’età. In questo modo non andremo a toccare nel breve periodo risorse economiche.

L’importante è non concentrarsi su questioni che con i giovani hanno poco a che fare. Oggi le proposte che leggiamo sui giornali sono tutte incentrate sulle coorti che stanno andando in pensione adesso. Queste proposte degli ultimi governi non sono la soluzione, anzi aggravano ulteriormente la situazione.

Ha un commento sui risultati raggiunti dal Reddito di Cittadinanza?

Per il Reddito di Cittadinanza iniziano ad accumularsi evidenze che indicano un effetto disincentivante in alcune parti del paese. È stato disegnato in maniera scollegata alle politiche attive del mercato del lavoro. Dopo averlo valutato attentamente attraverso analisi statistiche, andrebbe rivisto in alcuni suoi aspetti.

D’altra parte, le politiche attive del lavoro devono essere rielaborate, il sistema in sé andrebbe rivisto. Una riforma dell’ANPAL e delle politiche attive del lavoro deve essere contestuale alla revisione del reddito di cittadinanza. Il grande problema del Reddito non è la protezione sociale in sé, tutti sono d’accordo su quello e mancava questo strumento del mercato del lavoro italiano. Il problema è che si tratta di un sussidio meramente passivo, quindi le probabilità che uno trovi lavoro dopo aver usufruito del Reddito di Cittadinanza sono bassissime.

Cosa è più importante per combattere l’evasione? Trovare altri strumenti per identificare chi evade o adattare il sistema fiscale alle PMI?

Entrambe le cose. Adattare il sistema fiscale alle PMI è un obiettivo giusto ma limitante. Come ha detto Dario Stevanato il reddito viene creato in catene del valore che sono differenti da quelle del passato. La pervasività delle nuove tecnologie, la globalizzazione… il modo in cui i prodotti di media ed alta tecnologia vengono prodotti è molto differente rispetto a 50-40 anni fa. Rivedere il sistema fiscale in quest’ottica mi sembra la priorità.

A tutto questo devono essere integrati i disincentivi all’evasione. L’ideale è un sistema che permetta di massimizzare la lotta all’evasione e minimizzare i costi per lo stato. Passando ad un esempio molto semplice, credo che la profilazione personale sia assurda, bisognerebbe profilare delle categorie a rischio per agevolare i controlli dell’agenzia delle entrate.

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