Impeachment Trump: c’è stato lo scambio di favori?Tempo di lettura stimato: 2 min.

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Sul presidente americano Donald Trump pende l’impeachment [crediti foto: Gage Skidmore Flickr]

Si è conclusa due giorni fa, giovedì 21 novembre, nella Camera dei Rappresentanti la prima tornata di udienze pubbliche di testimoni chiave nell’indagine per l’impeachment del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Fiona Hill, ex direttrice del Consiglio nazionale per la sicurezza con delega agli affari russi ed euroasiatici, e David Holmes, consulente in affari politici all’ambasciata americana in Ucraina sono stati gli ultimi a essere stati sentiti dal Comitato per l’intelligence. I colloqui in programma erano iniziati lo scorso 13 novembre.

Scambio di favori?

L’investigazione è stata lanciata il 24 settembre dalla Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, dopo che un informatore ha accusato Trump di abuso di potere. A essere incriminata è infatti una chiamata, risalente al 25 luglio, in cui il presidente americano ha chiesto alla sua controparte ucraina, Volodymyr Zelensky, di avviare un’indagine nei confronti di Joe Biden, candidato tra i democratici alle presidenziali del 2020, e di suo figlio Hunter. Secondo Trump, quest’ultimo avrebbe condotto delle operazioni commerciali illegali in Ucraina.

A far ancora più scalpore è il fatto che le pressioni di Trump sono giunte qualche giorno dopo che lo stesso ha trattenuto un pacchetto di aiuti militari all’Ucraina dal valore di quasi 400 milioni di dollari. Sta alla Camera stabilire se la sequenza di questi eventi rappresenti uno scambio di favori per cui incriminare Trump. Dal canto suo, il presidente continua a replicare che la talpa è falsa e che la sua chiamata è stata del tutto appropriata.

Prossimi passi

Salvo aggiunte dell’ultimo minuto alla lista di udienze, i riflettori si sposteranno sul Comitato giudiziario, al quale spetta il compito di redigere (o meno) gli articoli di impeachment, ovvero le accuse rivolte al presidente. Ogni articolo verrà votato singolarmente dalla Camera dei Rappresentanti e ogni accusa verrà formalizzata solo se otterrà una maggioranza. Dunque, è la Camera che svolge l’indagine, mentre il processo ha luogo nel Senato. Se almeno un’accusa verrà approvata, starà al Senato stabilire la colpevolezza del presidente: servono i voti di due terzi dei membri (67 senatori) per rimuovere Trump.

Se effettivamente il processo avrà luogo, potrebbero essere chiamati a testimoniare personaggi chiave della vicenda. Un nome su tutti, quello di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, che viene ritenuto da molti in possesso di informazioni preziose e che è stato menzionato più volte in questa settimana di udienze pubbliche. Bolton si è detto disposto a testimoniare solo davanti a un giudice.

Poiché la Camera è in mano ai democratici, è altamente probabile che il presidente venga messo in stato d’accusa, nonostante non siano ancora chiare quali specifiche imputazioni saranno mosse nei suoi confronti. La strada diventerà impervia al Senato, attualmente formato da 53 repubblicani, 45 democratici e 2 indipendenti che tendono verso i democratici.

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