Il Paquetazo nell’Ecuador di MorenoTempo di lettura stimato: 6 min.

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Alcune delle proteste in Ecuador contro il governo di Moreno

Voci da Quito: Moreno e il paquetazo, cosa succede in Ecuador?

Le proteste

L’Ecuador di Moreno è entrato nella seconda settimana di scontri violenti tra polizia e manifestanti. Il motivo che ha spinto gli ecuadoriani a scendere in piazza è stato il varo di un pacchetto di riforme, il paquetazo. Tra di esse, la rimozione dei sussidi statali sul carburante, in vigore dagli anni ’70.

A finire sotto accusa sono le politiche economiche volte al risanamento dei conti pubblici portate avanti dal Presidente dell’Ecuador Lenin Moreno, alla guida del paese dal 2017.

La protesta, cominciata in seguito allo sciopero indetto dai sindacati dei trasportatori, ha trovato l’appoggio della forte confederazione delle nazionalità indigene del paese, la CONAIE. Dopo giorni di scontri che hanno interessato le maggiori città, nella giornata di domenica Moreno ha comunicato di essere d’accordo a incontrarsi con i manifestanti e prendere in considerazione l’idea di migliorare la riforma.

 La storia politica di Lenin Moreno è intrinsecamente legata a quella di Correa (presidente del paese per un decennio, dal 2007 al 2017), per il quale l’attuale presidente aveva svolto il ruolo di vice. Al termine dei due mandati, Correa ha dovuto insistere parecchio per convincere Moreno a seguire i suoi passi, puntando sul grado di apprezzamento di cui Moreno godeva nel paese. Le frizioni tra i due sono emerse subito dopo l’elezione di Moreno, tanto da portare alla scissione del partito, Alianza País, con la fuoriuscita dei sostenitori di Correa passati all’opposizione.

L’intervista

In un’intervista telefonica, Andrea Ferrari Bravo (Consigliere d’Ambasciata dell’Unione Europea a Quito e Responsabile della Cooperazione nel paese per l’Unione Europea), traccia una panoramica politico-economica del paese e racconta l’evolversi del movimento di protesta.

Quali sono stati i più grandi cambiamenti messi in atto da Moreno rispetto al governo di Correa, suo ex alleato nonché forte sponsor della sua candidatura nel 2017?

 “Sin dalla sua elezione, Moreno si è trovato a dover gestire una complicata situazione finanziaria. Durante il governo Correa, il costo dello stato è quadruplicato e, visto il crollo dei prezzi delle materie prime, la nuova presidenza ha dovuto ricorrere ad alcune misure di austerità considerate necessarie per risanare il bilancio dello stato. La rottura di Alianza País è stata causata soprattutto dall’abbandono, da parte di Moreno, della cosiddetta Revolucion Ciudadana, il nome che rappresenta il percorso del paese sotto la guida di Correa.

Gli incredibili risultati ottenuti da Correa non vanno messi in secondo piano, è stato infatti in grado di rivoluzionare il paese, incrementando in maniera netta la scolarizzazione e aiutando vari strati sociali a uscire dalla povertà. L’imponente spesa dello stato però ha fatto crescere enormemente i debiti del paese e, una volta crollati i prezzi delle materie prime, ci si è resi conto di quanto la situazione economica fosse precaria.

Durante il secondo anno del suo mandato Moreno ha quindi tentato di rivoluzionare l’economia del paese. In netto contrasto con le politiche anti-statunitensi portate avanti da Correa, Moreno ha deciso di ricorrere a un prestito di 4.2mila milioni di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), ai quali se ne aggiungono altri 6mila provenienti dal Banco de Desarrollo de America Latina (CAF) e dalla Banca Mondiale, per poter tornare a far respirare i conti pubblici. In cambio i creditori hanno preteso alcune misure di austerità, lo sviluppo del settore privato e la riduzione del deficit fiscale. Moreno ha sin da subito puntato al restringimento del settore pubblico, tagliando del 10% il numero dei dipendenti a carico dello stato.

Andamento del debito pubblico dell'Ecuador
Andamento del debito pubblico dell’Ecuador. Fonte: www.tradingeconomics.com

Prima d’ora però in Ecuador non abbiamo mai assistito a un malcontento come quello delle ultime settimane, cos’ha scatenato le proteste contro Moreno?

Nonostante le politiche di austerità, Moreno ha sempre goduto di un forte appoggio da parte della popolazione. A ciò ha certamente influito il suo atteggiamento fortemente inclusivo e l’apertura di tavoli di dialogo con i vari strati sociali della popolazione, distanziandosi molto dalla personalità conflittuale e autoritaria assunta negli ultimi anni del suo mandato da Correa.

Il primo di ottobre però il governo dell’Ecuador vara l’ormai famoso paquetazo, ovvero un nuovo pacchetto di riforme volute da Moreno che include la riduzione dei salari pubblici, con lo scopo di riformare il settore, e rimuove, per la prima volta dagli anni ’70, i sussidi statali in grado di calmierare i prezzi del carburante. In realtà, il paquetazo interessa i carburanti diesel e extra, in quanto i sussidi sulla super erano già stati rimossi in giugno. Questa operazione ha scatenato la protesta dei sindacati dei trasportatori, uno dei più importanti del paese e capaci di esercitare una fortissima influenza.

La violenza degli scontri ha fatto il giro del mondo, con la città di Quito che è tutt’ora paralizzata e l’aeroporto che è stato recentemente chiuso.

Gli indigeni dell’Ecuador si sono schierati contro Moreno. Quanta influenza ha la confederazione degli indigeni nel paese?

 La costituzione del 2009 riconosce che nel paese vivono persone appartenenti a 22 nazionalità diverse, molte delle quali appartenenti a comunità indigene. È per questo motivo che la CONAIE, ovvero la confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador, ha sempre avuto un ruolo determinante nella politica interna del paese.

Attenta ai bisogni delle popolazioni indigene, la confederazione si è sempre aspettata dai vari governi il rispetto delle promesse. Negli anni ha fatto cadere ben tre governi a causa dei contrasti con i presidenti. Si tratta dei governi Cordero, Mahuad e Gutiérrez.

Nel 2007 il supporto degli indigeni è stato fondamentale per l’elezione di Correa alla presidenza. Egli però ha avuto grandi scontri con la CONAIE nel suo secondo mandato; tanto da arrivare alla repressione di alcune proteste nel paese e all’incarcerazione di diversi leader indios. La causa di questo drastico inasprimento nei rapporti tra Correa e gli indigeni è stato il cambiamento della politica ambientale. Il governo ha proceduto allo sfruttamento dei territori indigeni ricchi di petrolio dopo anni di esenzione.

L’importanza che gli indigeni ricoprono nel paese è data anche dal fatto che l’economia ecuadoriana dipende per circa il 50% dalle esportazioni di materie prime. Queste si trovano pressoché interamente all’interno dei territori abitati dalle comunità rurali.

Con la marcia su Quito del 8 ottobre, gli indigeni hanno ufficialmente aderito alla protesta indetta dal sindacato dei trasportatori. Dichiarano di ribellarsi al nuovo corso politico di Moreno. Accusano il presidente di essersi venduto al FMI; dicono che vuole salvare la classe dirigente facendo ricadere i costi delle sue politiche di austerità sui più poveri.

Essi sono momentaneamente diventati i protagonisti della protesta. Il sindacato dei trasportatori invece sembrerebbe essersi ritirato tanto che a Quito il trasporto pubblico è tornato a funzionare.

Chi c’è realmente dietro le proteste? Cosa ci si deve aspettare dai prossimi giorni?

Moreno ha pubblicamente accusato l’ex presidente Correa e il presidente venezuelano Maduro di essere i reali fomentatori delle proteste di piazza contro il suo governo. Secondo lui, essi agiscono con lo scopo di favorire un cambio di regime, ma non ci sono notizie specifiche al riguardo. Il governo ha dovuto spostare la propria sede a Guayaquil, la seconda città del paese, per problemi di sicurezza. In una recente conferenza stampa Moreno ha annunciato che non intende dimettersi. Si è presentato affiancato dai generali delle Forze dell’Ordine, fugando anche i dubbi di ammutinamento.

Inizialmente il tavolo del dialogo era sembrato difficile da avviare. La CONAIE chiedeva come garanzie la liberazione di alcuni leader (incarcerati sotto la presidenza Correa) la cancellazione del paquetazo e la rimozione dei ministri dell’interno e della difesa. Grazie però all’intercessione dell’ONU e dell’episcopato, in rappresentanza della Chiesa Cattolica, la situazione sembra essersi sbloccata. Le parti si siederanno a breve a un tavolo: Moreno ha già dichiarato di essere disposto a rinegoziare alcuni passaggi dell’ultimo pacchetto di riforme.

Aggiornamento:

le notizie che giungono dall’Ecuador di questa mattina raccontano di come nella notte si sia giunti a un accordo tra la presidenza del paese e i rappresentanti della CONAIE. Sembra che Moreno si sia reso disponibile alla cancellazione del pacchetto di riforme che ha fatto aumentare i prezzi del carburante in Ecuador. In cambio, i leader indigeni hanno annunciato la fine delle proteste. Si parla anche di un lavoro congiunto delle parti per poter ridurre la spesa pubblica del paese.

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