Il muro messicano e le prime vittime statunitensiTempo di lettura stimato: 1 min.

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Negli Stati Uniti siamo ormai agli albori della terza settimana di “government shutdown”, ovvero del blocco governativo che sta impedendo a Trump di portare avanti il suo progetto prediletto. La motivazione cardine del disaccordo interno al Congresso statunitense è infatti la costruzione del famigerato muro fra Stati Uniti e Messico, la cui implementazione andrebbe in realtà a rafforzare il già esistente “Muro della Vergogna”, datato 1994 e realizzato durante la presidenza Clinton.

Nonostante The Donald abbia infiorettato l’intera iniziativa, garantendo agli Americani che la costruzione del muro creerà migliaia di posti di lavoro e che sarà interamente finanziata dal governo messicano, i dati recentemente emersi sembrano screditare le dichiarazioni del Presidente.
Innanzitutto, l’ormai ex-Presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, (il cui mandato è comunque terminato lo scorso anno) ha escluso categoricamente che il Messico avrebbe finanziato anche in minima parte il progetto. Poi, un recente rapporto stilato da Barnstein Research ha svelato non solo che i costi per la realizzazione del muro andrebbero ben oltre i 10 miliardi di dollari preventivati da Trump, ma che per ultimare i lavori basterebbe la manodopera di un centinaio di operai.

Il Congresso Americano, che dopo le elezioni midterm dello scorso Novembre è passato nelle mani dei Democratici, sta dunque osteggiando la richiesta di finanziamento per il muro, mentre il Senato, che conta su una maggioranza Repubblicana minima, non riesce ad ovviare a questa situazione di stallo.

Nel frattempo, gli esiti nefasti di questa impasse governativa si stanno ripercuotendo sugli oltre 800.000 impiegati pubblici dell’Amministrazione Federale Americana, che lavorano senza essere pagati o che sono congedati dalle attività lavorative senza alcun tipo di risarcimento.

 

https://www.theguardian.com/us-news/2019/jan/08/us-government-shutdown-2019-explained

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