I primi morsi della BrexitTempo di lettura stimato: 2 min.

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Nonostante le previsioni nefaste della stragrande maggioranza di economisti e politici a livello internazionale, la Brexit non è stata per l’economia britannica l’uragano che tutti si aspettavano.

A prescindere dai termini dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, un rapporto diffuso dallo stesso governo britannico nel 2016 pronosticava una profonda recessione nel paese «secessionista», con crollo del PIL ed aumento vertiginoso della disoccupazione annessi. In realtà, nulla di questo è accaduto…
Almeno, non fino ad ora.

Anche se nell’immediato post referendum c’erano stati un ribasso nel valore della sterlina ed un considerevole calo nell’indice britannico FTSE 250, nel corso del tempo gli scenari più tetri non si sono comunque avverati.
Tuttavia, è sempre meglio evitare di adagiarsi sugli allori. Sembra infatti che il Leave del lontano 23 giugno 2016 stia proprio ora cominciando a sortire i suoi primi effetti.

I dati pubblicati lo scorso 11 febbraio mostrano che nel quarto trimestre del 2018 la crescita del PIL del Regno Unito si è fermata allo 0,2%, e a dicembre il PIL si è addirittura ridotto dello 0,4%.
Oltre al PIL, altri indicatori economici per la produzione manifatturiera sono in calo, e la Banca d’Inghilterra ha conseguentemente ridimensionato le prospettive per il sistema produttivo britannico nel 2019.

Se alcuni ipotizzano che il recente peggioramento dell’economia sia da attribuire all’avvicinarsi dell Brexit (che, ricordiamo, è prevista per il 29 marzo 2019), potrebbero in realtà esserci altri fattori esogeni a frapporsi fra Regno Unito e un PIL in positivo. Le tensioni commerciali fra Cina e USA e in generale il rallentamento dell’economia globale sono elementi da non trascurare in un contesto interconnesso come quello attuale.

Certo è che solo il 13% delle aziende britanniche si dice oggi indifferente alla Brexit, mentre il restante 87% riconosce che la situazione di incertezza economica da essa generata stia ostacolando il regolare corso delle transazioni (Nick Bloom, Stanford University).

Se ci sarà un peggioramento o una ripresa, solo il 29 marzo prossimo venturo sarà in grado di rivelarcelo. Nel frattempo, gli imprenditori inglesi farebbero meglio a mettersi ai ripari nell’eventualità di un No Deal.

 

 

 

 

Per ulteriori dettagli: https://www.ilpost.it/2019/02/24/brexit-economia-regno-unito/

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